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Commenti alla frase di Albert Einstein

    Nel 1917 la Teoria della Relatività Generale di Einstein si esprimeva con una equazione del campo che comportava che l'universo fosse in espansione. Poiché questa idea allora ad Einstein sembrò assurda, aggiunse all'equazione una "costante cosmologica" (indicata con la lettera greca "lambda") per far si che la sua teoria descrivesse invece un Universo stazionario (come lui realmente pensava che fosse...).
    Quando in seguito Hubble dimostrò che l'universo si espandeva realmente, la costante fu tolta. Einstein considerò quella sua improvvida correzione (aggiungere il termine lambda) come "il più grave errore" della sua vita. Questo naturalmente non toglie nulla al genio di Einstein e a tutto quello che ha scoperto (prima e dopo).

    P.S.
    Non c'entrano nulla le considerazioni sulla relatività di Galileo e quella di Einstein: la massa diventa infinita e le lunghezze si contraggono fin dall'inizio del mondo... e questi sono i "fatti" che non si possono cambiare ! Il compito dello scienziato è di trovare una Teoria (una formula, un'equazione) che descriva, da un punto di vista matematico, ciò che succede in natura. Einstein ci è riuscito e da quel momento anche noi sappiamo che la massa diventa infinita a velocità prossime a quella della luce, etc.
    Ma questi "fatti" nessuno li ha cambiati, eravamo noi che NON lo sapevamo.

    Commento inserito: martedì 8 gennaio alle ore 19:25
    Da: Enzo Gallitto

    "La teoria della relatività einsteniana, non contraddice quella galileana, ma ne rappresenta una generalizzazione e una perfezione".
    In virtù di questo concetto, "mio compare Alberto", coi suoi calcoli veramente difficili da cogliere e sedimentare, cambiò i fatti, non la teoria (vorrei sapere poi quale sia stata la mala figura che fece).
    Infatti, fu lui a dire che; a velocità prossime a quella della luce (perchè un limite invalicabile):
    1) la massa diventa infinita (mentre prima si pensava che tale grandezza scalare fosse costante); dunque, cambiò tale fatto.
    2) le lunghezze si contraggono (mentre prima si pensava che tale grandezza scalare fosse cost.); dunque, cambiò tale fatto.
    3) il tempo scorre più lentamente (mentre prima si pensava che tale grandezza scalare fosse cost.); dunque cambiò tale fatto.
    Ci sarebbe ancora la cosiddetta "teoria del campo unificato", che non pote' portare a termine (perchè l'aneurisma addominale lo fregò), (la classica g è ancora misteriosa) e, di sicuro sarà un'altra branca della fisica che cambierà i fatti (e non la teoria).
    Si evince dunque, che "mio compare Alberto", con le sue formule, e coi suoi aforismi, ancora oggi, ce la sa, e ce la sa lunga.

    Commento inserito: martedì 8 gennaio alle ore 10:37
    Da: Salvatore Citraro

    Proprio questa vicenda conferma che non bisogna "cambiare i fatti", ma piuttosto rivedere le teorie. Infatti lo stesso Einstein ci fece una cattiva figura (il che è tutto dire per un genio come lui.. .).
    c.v.d.

    Commento inserito: domenica 6 gennaio alle ore 13:56
    Da: Enzo Gallitto

    Pur ammettendo la confusione tra "cosmologia" e "gravitazionale" (ma se non sbaglio la costante valeva 8 pigreco G o roba simile...) quando in base ai "fatti" (calcoli suoi) ad Einstein mancava circa un 40% di massa dell'universo e ci aggiunse una costante (non ho lettere greche sul cellulare per indicarla!?) per avvalorare la propria teoria di universo stazionario mi pare coerente con l'aforisma citato... tutto qui!?
    Ed é un fatto storicamente avvenuto.
    Quindi non escludo del tutto che possa aver detto una frase del genere in alcuni contesti magari all'interno di un discorso più ampio e gli aforismi, si sa, sono sempre difficilmente attribuibili con certezza...
    Dal tono che ha preso la discussione comunque difficilmente commenterò altri aforismi un futuro.
    Saluti

    Commento inserito: sabato 5 gennaio alle ore 11:14
    Da: Marco

    La costante gravitazionale non c'entra nulla. Einstein aggiunse la Costante Cosmologica che doveva rendere l'universo stabile (e poi si accorse dell'errore).
    In questa discussione (al di la di divagazioni molto originali.. .) bisogna chiarire per bene cosa sono i "fatti". Se per "fatti" s'intende i "risultati di un esperimento fisico" condotto appositamente per avvalorare una Teoria, allora la frase è proprio infelice e la citazione è certamente errata (controllate da dove è stata presa.. .). E non posso pensare che Einstein citi i "fatti" con un diverso intento, ossia dargli un altro significato.

    Aspetto una verifica sull'attendibilità della citazione. Grazie.

    Commento inserito: sabato 5 gennaio alle ore 9:17
    Da: Enzo Gallitto

    il più delle volte invece sono state cambiate o mutate le varie teorie x avvalorare fatti incresciosi!!! vergogna!!!

    Commento inserito: sabato 5 gennaio alle ore 5:45
    Da: Vittorio Marsili

    «Se i fatti e la teoria non concordano, cambia i fatti». Ho visto l'immagine di Einstein, ho letto l'aforisma. Senza neppure ragionare, mi è subito piaciuto moltissimo. Non riuscivo a darmene una ragione. Perché questo pensiero di Einstein mi piaceva tanto? Ed infine, ho compreso. Mi è sembrato che parlasse proprio con me. Non proprio diritto negli occhi, ma quasi, ed è pure ricorso all'uso del pronome personale confidenziale. È come se mi avesse così parlato: «Antonio, forza, confìdati, ti ascolto. Vedo che sei stupito, dimmi il perché». Maestro, il consiglio che mi hai fornito, solo ora me ne sono reso conto, l'ho seguito sin da quando sono nato per la prima volta. A sei anni, poi, la Signora per la quale mia madre lavorava come collaboratrice domestica, mi ha accolto nella sua casa e sono nato per la seconda volta. Tutto è cambiato. Anche allora ho continuato a seguire il tuo consiglio, senza mai sgarrare. Sino al momento di collocarmi in Pensione. Mi avevano informato che era molto complicato, se non impossibile, ottenere dal Provveditorato l'informazione che mi occorreva. Tanto è vero che una collega si rivolse ad un avvocato, senza riuscire, tra l'altro, ad ottenere l'informazione che desiderava. Per quanto mi riguarda, mi sono affidato alla Provvidenza. Nel senso che avrei impiegato tutte le mie forze per riuscirci; dopo di che stava a Lei, la Providenza, aiutarmi, oppure no. Primo tentativo. Fallimento completo. Secondo tentativo. Idem come sopra, anzi, idem come il giorno prima. Terzo tentativo. Forse ero sfiduciato ma tentai comunque. Entrai, corridoio deserto. Prima porta a sinistra: nell'ufficio vidi un impiegato, seduto alla scrivania, con le spalle rivolte alla parte sinistra delle pareti dell'ufficio, entrando. Su sua esortazione, restando in piedi, così gli parlai. «Sono Antonio Scroccarello da Francavilla, è la terza volta che vengo qui, ho necessità di essere informato su una questione. Non sono riuscito a sapere niente. Se lei vuole, se può, se lo ritiene opportuno, vorrebbe, potrebbe aiutarmi?». Mi invitò a sedermi e ad illustrare quali erano i miei problemi. Mi sedetti e iniziai a parlare, raccontando proprio tutto. Al termine: «Signor Scroccarello, lei non solo ha sbagliato ufficio ma ha sbagliato pure il piano. Il Provveditorato agli Studi è al piano di sopra ed io non c'entro nulla. Tuttavia, lei mi è simpatico, cercherò di aiutarla, mi aspetti qui. Andrò di sopra e vedrò cosa posso fare per lei». Uscì e dopo un'attesa, che a me sembrò lunghissima, il signore di prima rientrò nel suo ufficio. Mi fornì tutte, ma proprio tutte le informazioni necessarie; non solo, mi consigliò di chiedere immediatamente di essere collocato in pensione; in caso contrario avrei goduto di una pensione inferiore. Gli avevo confidato che desideravo raggiungere almeno la quota 99 e che avevo già preparato un'istanza per restare altri cinque anni in servizio. Mi spiegò che mi trovavo in una particolare finestra; se non avessi richiesto di essere collocato in pensione avrei subìto un danno economico. Seguii il suo consiglio, è ovvio; a quel signore non potei neppure offrire un caffè, non ne ho mai saputo il nome. Mi avevano insegnato a presentarmi e a non essere curioso, a non chiedere al mio prossimo mai un quesito del tipo; «Qual è il tuo nome? Come ti chiamano?»

    Commento inserito: venerdì 4 gennaio alle ore 17:35
    Da: Antonio Scroccarello

    È l'opposto di questa asserzione che ha permesso il progredire della scienza.

    Commento inserito: venerdì 4 gennaio alle ore 10:37
    Da: Emarsio

    Dubito fortemente che Einstein possa aver detto una frase del genere, Contraddice completamente la logica della sperimentazione scientifica. Se la teoria non si adatta ai fatti, bisogna trovare un'altra teoria che sia compatibile. D'altra parte: come si fa a cambiare i "fatti" ?
    Controllate bene...
    E.G.

    Commento inserito: venerdì 4 gennaio alle ore 9:52
    Da: Enzo Gallitto

    Se é sua davvero la avrà detta quando ha inventato "G"-costante gravitazionale perché la massa dell'universo non era sufficiente per la sua teoria...
    Ma avendola definita " la più grande stupidaggine della mia vita" non penso sia rimasto concorde a questa frase!?
    Credere che il mondo sbagli perchè non si confà alle nostre teorie non lo vedo un gran insegnamento...soprattutto di questi tempi!

    Commento inserito: venerdì 4 gennaio alle ore 9:41
    Da: Marco

    nulla da eccepire, solo un grande scienziato puo' essere cosi' umile

    Commento inserito: venerdì 4 gennaio alle ore 7:40
    Da: Mario

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