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L'armata Brancaleone

Frasi del film

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Frasi di L'armata Brancaleone

Riassunto e trama del film L'armata Brancaleone

[da Wikipedia]
A Civita, nella buia Italia dell'XI secolo, Brancaleone da Norcia (Vittorio Gassman), unico e spiantato rampollo di una nobile famiglia decaduta, dotato però di una non comune eloquenza ed animato da sane virtù e cavallereschi princìpi, guida un manipolo di miserabili (l'anziano notaio giudeo Abacuc (Carlo Pisacane), il robusto Pecoro (Folco Lulli), un ragazzino di nome Taccone (Gianluigi Crescenzi) e lo scudiero Mangold (Ugo Fangareggi) ) alla presa di possesso del feudo di Aurocastro in Puglia, secondo quanto dettato in una misteriosa pergamena imperiale scritta da Ottone I il Grande che gli stessi miserabili gli porgono e che affermano di aver rinvenuto in modo del tutto lecito e casuale, in realtà rubata al suo proprietario: un cavaliere aggredito e creduto morto. Brancaleone inizialmente non vuole mettersi al comando di un gruppo di straccioni e rifiuta con disprezzo. Tuttavia, nel torneo a cui si accingeva a partecipare, il combattimento con un altro cavaliere si conclude con la sua sconfitta, e il cavaliere accetta di unirsi con il gruppo di miserabili.

Attraversando tutta la penisola, viene coinvolto in diverse avventure: incontra un principe bizantino diseredato, Teofilatto dei Leonzi (Gian Maria Volonté), che si aggrega all'armata; entra in una città apparentemente deserta dando licenza di saccheggio, salvo scoprirla poi infestata dalla peste; dopodiché si aggrega al monaco Zenone (Enrico Maria Salerno) (cioè Pietro l'Eremita), che, a capo di un gruppo di pellegrini, è diretto a Gerusalemme per unirsi alla lotta per la liberazione del Santo Sepolcro. In seguito, per superare un instabile ponte ("cavalcone" nel film), diversi di loro passano ma, quando tocca a Pecoro, questo precipita: Zenone pensa che qualcuno non abbia fede, e perciò abbia dato il "malocchio" all'uomo. Si scopre che l'anziano Abacuc è di fede ebraica e quindi non nella "retta via". Battezzato Abacuc con il nome di Mansueto (sotto una piccola cascata gelata), riprendono la strada per Gerusalemme ma raggiungono un ennesimo "cavalcone": il gruppo ha paura di oltrepassarlo per non fare la stessa fine di Pecoro, e Zenone, per dar fede, passa per primo, precipitando nel fossato. Ormai non hanno una guida che li porti a Gerusalemme, quindi, "l'armata" di Brancaleone riprende la strada per Aurocastro.

Durante il cammino si inoltrano in un bosco e proprio qui il cavaliere salva una giovane promessa sposa, Matelda (Catherine Spaak), dalle grinfie di avidi barbari che hanno massacrato le guardie di scorta che erano con la ragazza, ma Brancaleone arriva ed uccide il capo dei manigoldi e, in seguito, lei si offre di guidarli fino al suo tutore, ferito mortalmente dai barbari, che in punto di morte fa promettere a Brancaleone di portarla in sposa al nobile Guccione (Joaquín Díaz) . Lei però non vuole sposare Guccione e vorrebbe invece Brancaleone, ma il cavaliere rifiuta: la donna si concede allora a Teofilatto. Dopo altri giorni di viaggio arrivano alla roccaforte di Guccione e, durante i festeggiamenti, il nobile scopre che qualcuno ha abusato di Matelda e fa rinchiudere Brancaleone, da lei accusato, in una gabbia. I suoi amici decidono di liberarlo e vanno dal fabbro del paese, Mastro Vito (Luigi Sangiorgi), che sta per suicidarsi. Lo fermano e, con il suo aiuto, liberano Brancaleone, il quale scopre dai suoi compagni di viaggio che Matelda è stata portata in un monastero da Guccione. Raggiunge quindi il convento e, dopo aver ucciso diverse guardie del nobile, arriva alla sua stanza, ma lei ha scelto di prendere i voti per fare penitenza di averlo accusato ingiustamente, e non intende venir meno alla sua scelta. Brancaleone, sorpreso e amareggiato per la perdita del suo amore, parte quindi con i suoi amici, con l'aggiunta del fabbro Vito.

Teofilatto, vedendo che sono arrivati vicino alla sua dimora, convince l'armata ad estorcere denaro alla famiglia dei Leonzi, fingendosi in ostaggio. Arrivati al castello, il gruppo viene accolto dalla famiglia dei Leonzi al completo, a detta dello stesso Teofilatto avvezza ad intrighi e raggiri. Manca solo il capofamiglia, ma durante l'attesa del suo arrivo Teodora (Barbara Steele), zia di Teofilatto e amante del nano e deforme Cippa, seduce Brancaleone che, prima di seguirla nelle sue stanze, affida ad Abacuc le trattative per il riscatto. Mentre il cavaliere subisce le passioni violente della zia, una sorta di sadomasochista ante litteram, Abacuc chiede al padre di Teofilatto il riscatto per il figlio, ma questi, rifiutatosi (essendo il figlio nato fuori dal matrimonio) intima loro di andarsene entro breve, pena l'essere trafitti da frecce avvelenate. Il gruppo allora fugge di gran carriera e, proprio in quel momento, ritorna Brancaleone (ancora mezzo nudo) che, invece di una ricca ricompensa, si trova a dover scappare insieme agli altri, riuscendo per un soffio a sfuggire a morte certa.

Durante altri giorni di viaggio Mangold e Teofilatto reincontrano Pecoro (creduto morto cadendo nel precipizio) nella tana di una femmina d'orso che lo ha adottato come suo compagno. Avvertono quindi Brancaleone e, dopo aver imbrogliato l'orso, portano con loro l'amico. Passano giorni e giorni, e quando sono ormai in vista del feudo di Aurocastro dovranno subire una perdita, quella di Abacuc, che muore di vecchiaia.

Giunti nelle campagne intorno al feudo da reclamare, il gruppo sente delle campanelle che associano al sonaglio di Zenone: scoprono poi che si sbagliano poiché il suono proveniva da una mucca. Raggiungono alla fine la roccaforte di Aurocastro e gli abitanti del luogo si affrettano a consegnare agli eroi le chiavi del castello prima di rifugiarvisi, lasciando l'armata sola a fronteggiare l'attacco da parte dei pirati Saraceni; adesso si spiega tutto: Ottone aveva scritto quella pergamena per dare alla cittadina un feudatario che l'avrebbe salvata dalle numerose incursioni dei pirati. Brancaleone e il suo piccolo esercito, dopo aver maldestramente tentato di tendere una trappola agli invasori, sono fatti ben presto prigionieri e condannati alla pena di morte per impalamento, ma vengono liberati da un misterioso personaggio che uccide tutti i saraceni, compreso il loro capo. Il cavaliere che li ha salvati si rivela essere il cavaliere erroneamente creduto morto all'inizio della storia. Questi, il vero e legittimo destinatario della pergamena, condanna Brancaleone e i suoi armigeri al rogo come ladri e usurpatori. Teofilatto rivela a Brancaleone di essere stato lui ad avere abusato di Matelda, causando la rabbia dell'uomo.

Ma proprio quando la sentenza sta per essere eseguita, ricompare il monaco Zenone - sopravvissuto alla caduta nel fiume e di nuovo a capo di un manipolo di straccioni diretti in Terra Santa - il quale convince il cavaliere a liberare Brancaleone ed i suoi, in quanto ancora legati al voto di seguire il monaco per liberare il Santo Sepolcro.

Anno

1966 (51 anni fa)

Titolo originale

L'armata Brancaleone

Genere

Avventura, Comico, Commedia

Durata

120 minuti (2 ore)

Data di uscita

giovedì 7 aprile 1966

Poster e locandina

Attori del film L'armata Brancaleone

Vittorio Gassman nel ruolo di Brancaleone da Norcia
Gian Maria Volonté nel ruolo di Teofilatto dei Leonzi
Carlo Pisacane nel ruolo di Abacuc
Gianluigi Crescenzi nel ruolo di Taccone
Ugo Fangareggi nel ruolo di Mangold
Catherine Spaak nel ruolo di Matelda
Folco Lulli nel ruolo di Pecoro
Barbara Steele nel ruolo di Teodora
Luigi Sangiorgi nel ruolo di Mastro Vito
Enrico Maria Salerno nel ruolo di Zenone
Maria Grazia Buccella nel ruolo di La vedova
Pippo Starnazza nel ruolo di Piccioni
Fulvia Franco nel ruolo di Luisa
Tito García nel ruolo di Filuccio
Joaquín Díaz nel ruolo di Guccione
Carlos Ronda nel ruolo di Enrico di Andrea
Juan C. Carlos nel ruolo di Aldo di Scaraffone
Alfio Caltabiano nel ruolo di Arnolfo Mano-di-ferro
Philippa de la Barre de Nanteuil nel ruolo di Isadora

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Soggetto e sceneggiatura

Age e Scarpelli, Mario Monicelli

Musiche

Carlo Rustichelli

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