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Quarto Potere

Frasi del film

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Frasi di Quarto Potere

Riassunto e trama del film Quarto Potere

[da Wikipedia]
Antefatto: Il film si apre e si chiude con la stessa inquadratura: un cartello appeso a una recinzione (quella del castello di Kane) su cui c'è scritto "Vietato l'ingresso" (No trespassing).

La pellicola inizia con la morte di un uomo, che poi si scopre essere il magnate Charles Foster Kane (Orson Welles) : la cinepresa mostra nella sua mano una palla di vetro con una casetta nella neve e poi, in un primissimo piano, una bocca maschile che pronuncia: "Rosabella" ("Rosebud", bocciolo di rosa, nella versione originale). Nella stanza allora arriva una neve metaforica, come quella della palla di vetro: la mano che la teneva la lascia cadere e la palla rotola a terra infrangendosi. È la morte del protagonista. Subito entra un'infermiera, inquadrata in maniera distorta all'inverosimile attraverso la palla di vetro che si trova a terra, in primissimo piano. La donna ricompone il braccio dell'uomo morto, con un'illuminazione espressiva che lascia in ombra i volti. La macchina da presa quindi si allontana e torna a inquadrare la finestra mentre i titoli mostrano il nome del regista.

Il cinegiornale


La sequenza successiva, senza alcuna introduzione, è il cinegiornale "Parata di notizie" (News on the March), che viene proiettato direttamente nel film e che racconta, tramite il necrologio, il lato pubblico della vita di Charles Foster Kane: mostra innanzitutto la leggendaria tenuta di Candalù (Xanadu nella versione originale) in Florida, la più grande e fastosa residenza privata dell'epoca, paragonata al palazzo di Kublai Khan e alle Piramidi (da allora "il monumento più costoso che un uomo abbia innalzato a se stesso"); le sue strabilianti collezioni d'arte ("che potrebbero riempire dieci musei"); il giardino zoologico, il più completo dall'epoca di Noè. È curioso che Xanadu sia in realtà l'antica città visitata da Marco Polo e citata nel suo Il Milione. Nelle sue memorie Marco Polo cita anche l'imperatore che la fece edificare chiamandolo Coblai Kane (stesso cognome e stesse iniziali del protagonista e del titolo).

Viene mostrato poi il feretro del padrone di Candalù, Kane, che esce dal castello, e poi, dopo un primo piano di una sua foto, la rassegna stampa su di lui nelle prime pagine dei giornali nazionali ed esteri. Inizia poi il ritratto di Kane, a partire dalla sede dell'Inquirer, il giornale sull'orlo del fallimento che lui rilevò facendone un punto di riferimento nel campo dell'informazione e la base di un impero mediatico che copriva tutti gli Stati Uniti ("un impero che dominava un impero"), al quale si aggiungevano catene di negozi, cartiere, case, industrie, foreste, linee di navigazione.

L'origine della ricchezza di Kane era però una miniera d'oro, la terza nel mondo per grandezza, ottenuta tramite sua madre, Mary Kane (Agnes Moorehead), che a sua volta la ereditò come abbandonata e di poco valore nel 1868, da un derelitto pensionante della sua attività di affittacamere in Colorado.

Successivamente vengono mostrate immagini di repertorio del tutore di Kane, Walter Tatcher, ormai defunto, ripreso al Congresso davanti a una commissione anti-trust che lo sta interpellando su Kane stesso. Racconta il suo incontro con Mary Kane e col giovane Charles, che lo colpì con uno slittino. Secondo lui Kane è un comunista; poi viene mostrato un comizio sindacale dove Kane viene chiamato nazista. Segue una carrellata delle campagne sostenute da Kane: 1898 Kane spinge il paese a entrare in guerra; 1919 è contro la belligeranza; Kane che aiutò almeno un presidente degli Stati Uniti a essere eletto e Kane che lottò per gli americani, venendo però anche odiato da moltissimi (si vedono manifestazioni contro di lui, fantocci impiccati col suo nome e un rogo). I suoi giornali hanno preso posizione su tutti gli eventi degli ultimi quarant'anni: viene mostrato Kane accanto ad importanti nomi della politica, quali Roosevelt o Hitler. Il cinegiornale però non è solo trionfale, evidenzia anche le contraddizioni della vita pubblica di Kane: personaggi prima sostenuti e poi attaccati, eventi sottovalutati o sovrastimati.

La sua vita privata è caratterizzata dai due matrimoni falliti, prima con Emily Norton, la nipote del presidente in carica, che lo abbandonò nel 1916 e morì in un incidente d'auto col figlio di Kane nel 1918; più tardi la cantante d'opera Susan Alexander, alla quale spianò la carriera e costruì il teatro dell'opera di Chicago, costato tre milioni di dollari. Per lei costruì anche Candalù, un sogno faraonico interrotto quando loro si separarono e tuttora incompiuto.

Si riassume poi la breve stagione politica di Kane, scandita dal fallimento della campagna come governatore nel 1916 (è curioso come le parole siano magniloquenti mentre le immagini mostrano aspre contestazioni di Kane), per via dello scoppio di uno scandalo sulla sua relazione extraconiugale con la cantante ("che ritardò per venti anni la causa della Riforma negli Stati Uniti"). Nel 1929 la grande crisi, durata quattro anni e costata a Kane la chiusura di undici dei suoi giornali, dalla quale però poi si seppe risollevare. Viene mostrata un'intervista dopo un suo ritorno dall'Europa, dove aveva parlato coi capi di Stato; Kane si dichiara americano e appare spavaldo, sicuro che la seconda guerra mondiale non ci sarà. Di nuovo vengono mostrate immagini che contrastano con le parole trionfanti, con Kane che, alla posa di una prima pietra, si sporca maldestramente di malta.

La sua vecchiaia è caratterizzata dalla solitudine e dall'isolamento dorato a Candalù (dove viene mostrato a passeggio sulla sedia a rotelle con un assistente), privo ormai dell'influenza del tempo.

Il cinegiornale si chiude con la frase: "L'altra settimana, come per tutti gli uomini, la morte è sopraggiunta anche per Charles Foster Kane".

Dopo la sigla, la musica si interrompe bruscamente e mostra i giornalisti che, in una sala di proiezione, avevano visionato il filmato e iniziano a commentarlo: il direttore della testata non è però soddisfatto del notiziario perché la personalità di Kane sfugge, dice solo quello che ha fatto, manca insomma qualcosa.

Allora qualcuno ha l'idea di indagare cosa significhino le ultime parole dette sul letto di morte di Kane, forse le chiavi di lettura di tutta una vita, la vera essenza che rende Kane diverso da altri uomini di successo della sua epoca, come Henry Ford, William Hearst o Al Capone. Al giornalista Thompson viene allora dato il compito di fare alcune interviste indagando su Rosabella, con tempo di sette giorni, prima di mandare in onda il cinegiornale.

Questa sequenza fu la prima ad essere girata nel film, nella sala di proiezione della Rko, prima ancora che venisse montato il set; vi parteciparono attori tra i quali Joseph Cotten nella parte di un giornalista, prima ancora di avere assegnata la parte dell'amico di Kane Leland. La sequenza è caratterizzata da un uso originale ed espressivo (o meglio, forse, espressionista) delle luci, che non illuminano i volti di chi parla.

Le memorie del banchiere Thatcher


Il primo tentativo del giornalista è di parlare con la ex-moglie di Kane, la ex-cantante Susan Alexander proprietaria ora di un night club, ma essa lo rifiuta bruscamente: sarà per un secondo momento. Nel frattempo però il cameriere dice al giornalista che la donna non sa niente di Rosabella. Celebre e antinaturalistico è il dolly che inquadra arrivando dal tetto e passando attraverso l'insegna del nightclub e il vetro della finestra.

Allora Thompson si reca a Filadelfia, per leggere le memorie del tutore di Kane, il banchiere di fiducia Thatcher. La biblioteca Walter Parks Thatcher (George Coulouris) è un freddo mausoleo con rigide regole, come ricordato dalla glaciale custode. Fatto accomodare nella severa sala di lettura, può leggere il capitolo che gli interessa delle memorie, disposte per lui su un lungo tavolo, ma solo entro determinate pagine e solo entro un tempo prestabilito: la figura del banchiere Thatcher sembra avara anche nel disporre dei suoi ricordi.

Inizia il secondo flashback, come se fosse Thatcher direttamente a narrare. Siamo nel 1871 e Thatcher è alla pensione della madre di Kane, con il giovane ragazzo Charles che gioca fuori nella neve con lo slittino, inquadrato anche nella scena d'interno, tramite una virtuosistica profondità di campo che lo mostra attraverso la finestra.

La madre è molto decisa nella scelta di affidare il bambino al banchiere per la sua istruzione, mentre il padre sarebbe contrario e fa storie. Ma l'eredità è solo della moglie e il marito viene zittito. La donna, dopo aver firmato le carte, è inquadrata in primo piano mentre il marito è sullo sfondo (idea di distacco); comunica con freddezza di aver preso la decisione da tempo e di aver preparato già la valigie per il figlio. Il gruppo esce quindi fuori e dà la notizia al bambino: il banchiere lo prende in consegna, ma Charles non è contento di essere abbandonato dalla sua famiglia e colpisce l'uomo con lo slittino. Il marito allora confida all'uomo come "ci voglia la frusta" con il ragazzo indisciplinato ed ecco che la madre rivela che è proprio per la brutalità del padre che ha deciso di allontanare il bambino.

La scena successiva mostra il bambino, ormai ben educato e circondato da una schiera di severi assistenti, durante le feste di Natale, mentre scarta il regalo di un nuovo slittino. L'inquadratura successiva mostra Thatcher invecchiato, (quindi sono passati degli anni), ma la scena sembra la stessa; si scopre poi che effettivamente è passato molto tempo e il banchiere sta dettando una lettera per Kane, per informarlo di come siano prossimi i suoi venticinque anni e il conseguente suo pieno possesso della sua fortuna. Ancora un salto temporale e si vede il banchiere che riceve la risposta scritta di Kane, dove scrive di rinunciare alla gestione delle miniere e dell'impero economico per dedicarsi solo al giornalismo, in particolare al piccolo giornale locale New York Daily Inquirer, appartenente all'impero Kane e sull'orlo del fallimento.

La sequenza successiva mostra lo sgomento del banchiere nel vedere che l'Inquirer si è accanito proprio contro la società economica da lui gestita e posseduta da Kane, la Traction Trust, della quale il giornale ha rivelato un grave scandalo, schierandosi con alcuni deboli abitanti di baracche che con essa erano entrati in conflitto. La vicenda nuoce molto all'economia del gruppo, tra lo sgomento e la rabbia crescente del banchiere, ma non alla popolarità del giornale, che aumenta. Gli scandali, veri o presunti aumentano. Quando l'Inquirer arriva a titolare su dei "Galeoni spagnoli al largo della Florida", Thatcher va a trovare direttamente Kane, rimproverandolo, ma lui minimizza sornione. Il banchiere gli rinfaccia il crollo di una delle società da lui possedute per colpa dell'Inquirer, ma Kane si disinteressa a quello che possiede e confessa il suo "sdoppiamento" tra imprenditore e giornalista: potrebbe anche arrivare a fondare un comitato contro l'Inquirer quale azionista della Traction Trust, ma a lui è solo il secondo mestiere che interessa, come difensore dei deboli e degli oppressi. Così, quando Thatcher gli rivela come un anno di Inquirer gli sia costato un milione di dollari, Kane risponde che, a quel ritmo, il giornale può benissimo continuare a "sperperare" per altri sessant'anni ancora.

Nel 1929 Thatcher è anziano e anche Kane è un uomo maturo. I due tirano le somme della situazione economica dell'impero Kane: ha sperperato molto, ma alla fine i guadagni sono stati superiori alle perdite. Kane non ha mai fatto un investimento, egli stesso ammette di aver usato i soldi solo per "comprare roba": tutto quello che voleva era fare ogni cosa che Thatcher disapprovava.

Si torna a inquadrare il giornalista nella sala, che esce sconsolato per non aver trovato nessun accenno a Rosabella. Sarcastico, chiede se la bibliotecaria si chiami Rosabella, e poi se ne va, ringraziando ironicamente per il "comfort" della sala.

Il caporedattore Bernstein


La successiva intervista è dedicata a Bernstein, il braccio destro di Kane alla guida dell'Inquirer. Anche lui è anziano. Dopo aver definito Thatcher come "il più grande cretino della storia", inizia la sua versione dei fatti sulla vita di Kane. Innanzitutto spiega che Kane non mirasse mai ai soldi, come Thatcher non riuscì mai a capire.

Il primo ricordo è quello del giorno in cui Kane e i suoi collaboratori presero possesso dell'Inquirer. Si vede l'accoglienza del vecchio redattore-capo Carter, che scambia Kane per il suo amico Leland, il critico drammatico. Kane prende possesso dell'ufficio di Carter (per dormirci) e inizia uno conflitto tra il modello di giornale moderno che vuole Kane e la tradizione compassata di Carter, che viene sviluppato nelle scene successive, montate rapidamente senza stacchi temporali apparenti. Confrontando l'Inquirer ("un quotidiano serio", che non pubblica pettegolezzi, dice Carter) con il ben più popolare Chronicle, Kane chiede un titolo a tre colonne e insegna ai giornalisti a comportarsi anche in maniera poco ortodossa, fingendosi poliziotti, per ottenere notizie esclusive. La scena si chiude con Carter che se ne va indignato, mentre uno strillone annuncia le sensazionali notizie del Chronicle.

Il primo giorno di uscita del giornale la redazione ha già cambiato la prima pagina quattro volte, ma Kane, Leland e Bernstein stanno ancora discutendo. All'improvviso Kane decide di mettere una dichiarazione programmatica d'intenti verso i cittadini di New York, sottoscritta da lui stesso, dove promette di offrire loro un quotidiano che pubblichi tutte le notizie importanti con onestà e che combatta a fianco di loro per i diritti. Leland chiede poi di tenere il foglio, dopo la stampa, come cimelio (ricomparirà più avanti nella storia). Una straordinaria panoramica mostra le copie dell'Inquirer e la vetrina della sede del giornale, dietro la quale stanno Kane, Leland e Bernstein. Sulla vetrina sta scritta la tiratura di 26.000 copie, ma subito dopo si vedono i tre uomini riflessi davanti alla vetrina del Chronicle, che mostra la tiratura di 495 000 copie. Discutendo dello stacco Bernstein fa notare la foto che mostra i dieci migliori giornalisti del paese, che lavorano tutti al Chronicle, raccolti nel corso di ben venti anni di giornalismo. L'inquadratura successiva, sei anni dopo, mostra gli stessi giornalisti, nella stessa posa e, come un quadro che si anima, li vede brindare nella redazione dell'Inquirer dopo una nuova foto di rito: Kane li ha comprati uno a uno (introducendoli Kane sembra parlare in camera col pubblico, in realtà si rivolge a un tavolo dove stanno seduti i suoi collaboratori per festeggiare l'evento). È l'inizio della festa per l'Inquirer, che ha raggiunto le 684.000 copie! Kane annuncia anche le sue vacanze in Europa, dove andrà a comprare opere d'arte (dice: "Gli artisti fanno quadri e statue da duemila anni, ed io li compro solo da cinque!"). Prima di partire però dà il via a uno spettacolo con banda e ballerine, che si esibiscono con Kane al centro.

Solo Leland sembra perplesso (è inquadrato con il riflesso di Kane sulla vicina finestra): è turbato dal repentino cambio di padrone dei giornalisti del Chronicle e su come le loro idee potranno conquistare Kane o viceversa.

Nella scena successiva Bernstein porta un telegramma di Kane a Leland, che è in un magazzino sommerso dalle casse con le opere d'arte spedite da Kane dall'Europa, dove lui gli racconta di essere in cerca di un "grosso diamante", una metafora per una donna. Al ritorno di Kane infatti, quando i suoi giornalisti gli hanno offerto una coppa di bentornato, minimizza sbrigativo e dà uno stelloncino da pubblicare nella cronaca mondana, affidandolo alla redattrice di quel settore. Scappa subito dopo e mentre scende la giornalista legge come il foglio che ha ricevuto annunci le nozze tra Kane e la nipote del presidente, Emily Norton, che lo stava aspettando giù nella macchina decappottata. A quel punto Bernstein fa una previsione: "La nipote del presidente? Penso che un giorno sarà la moglie del presidente in persona!".

La scena torna poi sul presente, con il vecchio Bernstein che racconta del matrimonio fallito di Kane, mentre sul camino giganteggia un ritratto dell'imprenditore. Indirizza poi il giornalista ad andare a parlare con il migliore amico di Kane, John Leland.

Il giornalista Leland


Jonathan Leland era stato il migliore amico di Kane, fin dai tempi della scuola. Era nato in una famiglia da tutti ritenuta benestante, ma alla morte di suo padre si era ritrovato pieno di debiti. Adesso è un simpatico vecchietto che ha la fissazione per i sigari (che gli sono vietati nell'ospedale dove vive). Inizia così a parlare di "Charlie" Kane, della sua solitudine e individualismo.

La sua storia comincia parlando di Emily Norton Kane. I due si parlavano solo a colazione, per gli impegni di lavoro di Charles all'Inquirer, e una sequenza dal grande valore e sinteticità narrativa mostra la coppia che si parla a distanza di diversi anni, sempre più invecchiati, disincantati, via via più chiusi e lontani: una vera favola al contrario. Lei gli rinfaccia di essere troppo coinvolto nel giornale e la tensione sale la mattina in cui lei gli contesta di aver attaccato suo zio, il presidente in carica. Nell'ultima scena non si parlano neanche: in un campo-controcampo a 180 gradi si scrutano in silenzio oltre le pagine dei giornali che stanno leggendo; la moglie per dispetto legge il Chronicle, giornale rivale del marito.

La narrazione torna al presente e mostra Leland che dice come Kane non riuscisse mai a trovare l'amore, perché non aveva sentimento da dare: amava solo se stesso. Poi racconta l'incontro con la seconda moglie Susan. All'inizio vi fu un mal di denti (di lei) e un soprabito schizzato (di lui) da una macchina che aveva attraversato una pozzanghera, che li fanno sorridere e chiacchierare. La ragazza allora invita Kane a casa sua "con la porta aperta" per dargli acqua calda per pulirsi. Lui rimane affascinato dalla freschezza della donna (definita poi "il campione americano medio"), che non lo conosce nemmeno come personaggio pubblico. Lui cerca di farla ridere per farle passare il mal di denti e le confida di stare andando a prendere i ricordi della sua infanzia, lasciati dalla madre, ora morta, in un magazzino. Lei invece gli confessa l'età (ventidue anni) e il desiderio nascosto di fare la cantante lirica.

La cinepresa stacca e inizia il racconto della campagna elettorale a governatore di Kane, con un comizio prima piccolo, che poi diventa un grande palco, inquadrato con la gigantografia di Kane sullo sfondo, in una sorta di prospettiva ribaltata, tra le scene più evocative del film. Kane prende parola e fa un discorso contro il vecchio governatore, il corrotto Jim W. Gettys, venendo applaudito anche dalla moglie Emily e dal figlio, che lo crede già in carica.

Dopo il comizio, mentre Kane se ne sta andando circondato dai sostenitori che lo danno già per vincitore, la moglie manda a casa il bambino in taxi per recarsi a un appuntamento assieme a Kane: ha infatti ricevuto un biglietto di minacce, con un indirizzo. Arrivati sul posto Kane riconosce l'abitazione dell'amante Susan. Qui trova anche il governatore Gettys che lo ha tratto in trappola: se non si ritira dalle elezioni domani denuncerà il suo scandalo extra-matrimoniale. Ma Kane non rinuncia, anzi, lascia andare la moglie e rimane in casa con l'amante. Provocato da Gettys, Kane lo insegue per le scale, riprese con un obiettivo che le distorce e le allunga, come nell'espressionismo tedesco.

Il giorno dopo escono i giornali, che stroncano la sua campagna elettorale. Nonostante ciò Kane va fino in fondo, fino al tracollo.

Ironica, come tanta parte del film, è la scena della scelta dei titoli all'Inquirer: non potendo pubblicare la pagina preparata per il successo di Kane, che ormai è indietro sull'avversario di più di un milione di voti, viene mostrata quella col titolo alternativo, "Brogli elettorali"!

Con lo stacco su uno spazzino che raccoglie i giornali abbandonati a terra, si vede passare Kane sconsolato in strada. All'Inquirer restano soli Kane e Leland (che è ubriaco). Kane è molto deluso, e Leland gli rinfaccia di considerare la gente come una cosa di sua proprietà, ignorando come in futuro i lavoratori si organizzeranno tra di loro e non avranno più bisogno dei doni e le concessioni di Kane. Poi Leland, disgustato dal delirio di onnipotenza di Kane, chiede di esser trasferito a Chicago; Kane inizialmente si rifiuta, poi lo lascia libero: è la rottura tra i due, che smetteranno di parlarsi per molti anni.

Passano alcuni anni e Kane si sposa con Susan (la moglie è morta nel frattempo, come aveva detto il cinegiornale). In quell'occasione rivela ai giornalisti come abbia messo da parte la politica e adesso intenda dedicarsi alla carriera canora della moglie, facendola debuttare al Metropolitan; allora lei fa una battuta: "Se non mi volessero, Charles mi costruirà un teatro personale!" e lui dice che non servirà... ma la successiva inquadratura mostra il titolo di un giornale: "Kane costruisce l'Opera House" (di Chicago).

Il debutto della moglie, contornata dagli assistenti, è il trionfo di Kane. Dal fastoso palcoscenico la cinepresa sale su, oltre i riflettori, dove tra le code dei sipari due assistenti guardano in basso e uno dei due si tappa il naso. La scena verrà riproposta più tardi in un altro racconto.

Più tardi Kane arriva all'Inquirer e i redattori stanno riassumendo l'edizione del giorno dopo: già scritta è la cronaca sull'apertura dell'Opera House e il pezzo entusiasta del critico musicale, manca solo la recensione del critico drammatico, che è proprio Leland. Egli si è addormentato, ubriaco, e Bernstein e Kane vanno nel suo studio a leggere l'articolo a metà, che è una durissima critica a Susan. Kane sembra riderci su, e allora decide di finire lui stesso l'articolo, mantenendo invariato il tono dell'inizio: è lui stesso a scrivere la pesante stroncatura del debutto della moglie. Leland, che si sveglia poco dopo, viene però licenziato.

La scena torna al presente e il vecchio Leland parla di come Kane volle, in quell'occasione, dimostrare la propria onestà intellettuale, ma rivela anche il perché della sua ossessione a fare della moglie una grande cantante: il giorno dopo il famoso scandalo i giornali avevano infatti parlato di una sua relazione con una "cantante" scritto tra virgolette e lui voleva cancellare quell'infamia facendo di lei una cantante vera. La loro conversazione finisce con l'ennesima richiesta di Leland di dargli un sigaro o di farglielo avere al più presto.

La seconda moglie Susan Alexander


Il giornalista è pronto allora per tornare a "El Rancho", il nightclub di Susan Alexander Kane (Dorothy Comingore), e la cinepresa vi entra con lo stesso dolly dal soffitto. Qui Susan è sempre allo stesso tavolo, ma questa volta è disposta a parlare di Kane.

Lei esordisce con l'affermazione che forse sarebbe stato meglio non cantare la sera che conobbe Kane, perché da allora il canto divenne la sua ossessione. Tutta la loro relazione è legata alle sue iniziative (il matrimonio, il canto, l'acquisto del teatro dell'opera), ma alla fine è lei a prendere la decisione finale, è lei che lo pianta, e di questo pare contenta.

La prima scena in flashback mostra una lezione di canto, con un insegnante lirico dal forte accento straniero e dalla connotazione tipicamente italiana. Egli è disperato perché Susan non trova le note, è negata. Vorrebbe arrendersi, ma Kane, che si avvicina, emergendo dallo sfondo dove assisteva immobile, insiste, ricordandogli quale sia il suo compito e il mestiere per cui è pagato. La lezione prosegue e in dissolvenza si arriva al giorno della prima, con una parte dello stesso filmato già mostrato nel racconto di Leland, ma qui le immagini hanno un significato completamente diverso: non è il trionfo di Kane ma l'incubo personale di Susan. A teatro sono presenti tutti i protagonisti del film e la cinepresa spesso inquadra l'attrice dalle spalle, davanti alla sala buia. Quando finisce l'opera Kane inizia a applaudire per ultimo, ma le sue mani si sentono da sole: è solo e isolato dal resto della platea, un effetto accentuato anche dalle luci che lo staccano dallo sfondo nettamente.

Nella successiva scena si vede Susan che legge la recensione dell'Inquirer. È infuriata e scarica tutta la rabbia su Leland, non sapendo che in realtà è opera del marito. Un fattorino bussa allora alla porta: porta una lettera di John Leland, che contiene il cimelio della prima dichiarazione programmatica di Kane quando si insediò all'Inquirer, quella sull'onestà dei contributi del giornale. Tra le urla di Susan che lo attacca, Kane strappa il cimelio. Allora lei gli dice che vuole ritirarsi, ma Kane, non volendo rendersi ridicolo, la obbliga a proseguire (la sua ombra la nasconde mentre lei è a terra, simboleggiando l'idea del comando). Allora si leggono le copertine dei giornali di Kane che, in tutte le principali città del paese, registrano con titoli enfatici lo "straordinario" successo della tournée di Susan Kane. Ma la sua voce, che canta in sottofondo, a un tratto si spegne, come la lampadina che viene mostrata nell'inquadratura. Essa è mostrata a letto, con in primo piano una bottiglietta di medicine e un bicchiere, facendo pensare a un suicidio; arrivano Kane e il maggiordomo sullo sfondo (la scena venne girata in sovrimpressione per ottenere il primissimo piano a fuoco della medicina). Poco dopo anche il medico arriva e, a partire dalla stessa inquadratura, dice a Kane che lei è fuori pericolo e che deve essersi "sbagliata" di flacone a causa della tensione per la preparazione della nuova opera da interpretare. Kane allora resta accanto alla moglie esanime e quando lei si sveglia riceve la confessione di lei. Essa si sente rifiutata dal pubblico e vuole smettere di cantare; lui, viste le circostanze, accetta ("peggio per lui!", dice Kane, riferendosi al pubblico).

La scena successiva inizia da alcune inquadrature notturne di Candalù. Si vede poi Susan in un enorme salone che si dedica a un puzzle. Lei sembra molto annoiata e, mentre le loro voci rimbombano nella grandezza della stanza, si lamenta con Kane che, vivendo ormai in un palazzo enorme, non escono più in città e non vedono gente: "Ventimila metri di saloni, di corridoi e di statue. Io mi sento sola!", dice Susan. Ma Kane non ascolta le sue lamentele. Allora si vedono le mani di Susan passare da un puzzle all'altro, da un rompicapo all'altro, nello scorrere del tempo. Una sera, nel gigantesco salone col camino, Susan ha l'ennesimo diverbio con Kane: lui, che le parla da una sedia dall'altro lato del salone riuscendo a malapena a farsi sentire, ha organizzato un picnic per il giorno dopo, ma lei ricorda come i suoi inviti siano "obblighi" di partecipare e di dormire nelle tende (il castello di Candalù non era infatti completato). Al picnic, nella tenda di Kane e Susan, lui è più vecchio e obeso che mai e i due stanno di nuovo discutendo. Lei gli rinfaccia il suo modo di usare il denaro, superficiale e distratto, come le cose prive di importanza: quando Kane spende per lei o le fa un regalo non è mai un gesto di generosità, perché per lui il denaro non ha alcun valore (dice lei: "Non mi hai mai dato niente in vita tua. Hai solo cercato di comprarmi per avere in cambio qualcosa!"). Lui dice di amarla, ma lei invece minimizza: Kane ama il possesso, delle cose o delle persone, non c'è sentimento nel suo freddo delirio di onnipotenza.

Nel palazzo pieno di statue arriva il giorno della resa dei conti tra Susan e Kane. In camera sua Susan ha già pronte tutte le valigie ed è ben lieta di piantarlo. Lui cerca di fermarla, promettendole tutto quello che desidera, pur di non fargli questo affronto. Lei allora, più dura che mai, capisce che lui è dispiaciuto solo per l'affronto alla sua persona e se ne va ridendogli in faccia: "Certe cose a te non si fanno. Io invece le faccio!".

Così termina il suo racconto. Lei continua a parlare col giornalista di come negli ultimi dieci anni essa abbia perso tutti i suoi soldi, per quanto tanti, però adesso è relativamente felice e consiglia di chiedere al maggiordomo a proposito di Rosabella. Come era entrata, dal tetto, la cinepresa si allontana.

Il maggiordomo Raymond e l'epilogo


Il maggiordomo di Kane, colui che lo ha seguito fino agli ultimi undici anni, conosce Rosabella e chiede al giornalista mille dollari per la sua storia. Racconta allora del giorno in cui Susan lasciò Kane. Nella stanza da letto di lei, dopo essere stato abbandonato, Kane sfoga tutta la sua collera distruggendo e spaccando ogni cosa, finché non trova una palla di vetro con una casetta innevata. La prende in mano e si calma. In quel momento piange e pronuncia "Rosabella". Si incammina quindi per gli sterminati corridoi del castello, riflesso da specchi che amplificano la sua allucinante solitudine.

La storia del maggiordomo finisce qui, ma, dice il giornalista, non vale i mille dollari. In quell'occasione Thompson, con altri giornalisti e fotografi, visita Candalù, cercando ancora di scoprire il mistero di Kane e riflettendo sul suo patrimonio e sulla sua vita. Il salone è pieno stracolmo di casse di oggetti d'arte, statue, dipinti, mobili, ma anche cianfrusaglie, ricordi dell'infanzia, cimeli (come la coppa che i suoi giornalisti gli regalarono quando tornò dall'Europa con la sua prima moglie), rompicapi di Susan, pezzi della casa materna del Colorado... Thompson prende in mano il puzzle e quando gli altri giornalisti gli domandano cosa lui abbia scoperto in quei giorni risponde: "Ho giocato con un rompicapo". Non ha infatti scoperto il significato di Rosabella, ma la personalità di Kane secondo lui va ben oltre quel mistero: "Non basta una parola sola per spiegare la vita di un uomo". Rosabella allora cos'è? Qualcosa che non è riuscito a ottenere? Una persona? Una cosa? Secondo Thompson non è che "un pezzo mancante del rompicapo".

Mentre i giornalisti se ne vanno, la macchina da presa fa una spettacolare panoramica sul mare di casse di oggetti posseduti da Kane; arriva al punto dove, in un calderone, vengono bruciate gran parte delle cose da lui accumulate nel corso degli anni. Gli operai buttano nel fuoco anche lo slittino che Kane aveva da bambino, mostrato all'inizio del film nella scena dove viene costretto ad abbandonare la famiglia, interrompendo bruscamente la sua infanzia. Solo allora e solo grazie allo sguardo della cinepresa (nessun personaggio se ne accorge) si svela il mistero di Rosabella: il primo piano mostra come la parola sta scritta sul vecchio slittino, inquadrata per pochi secondi, prima che il fuoco la distrugga per sempre.

Fumo nero esce dal camino di Candalù e, su una rete, viene inquadrato di nuovo il cartello di divieto d'ingresso, mentre sullo sfondo si vede Candalù e la "K" di Kane sul cancello della proprietà.

Anno

1941 (76 anni fa)

Titolo originale

Citizen Kane

Genere

Drammatico

Durata

119 minuti (1 ora e 59 minuti)

Data di uscita

giovedì 1 maggio 1941

Poster e locandina

Attori del film Quarto Potere

Orson Welles nel ruolo di Charles Foster Kane
Joseph Cotten nel ruolo di Jedediah (Johnson/John) Leland
Everett Sloane nel ruolo di Mr. Bernstein
Dorothy Comingore nel ruolo di Susan Alexander Kane
Agnes Moorehead nel ruolo di Mary Kane
Ray Collins nel ruolo di James W. Gettys
Ruth Warrick nel ruolo di Emily Monroe Norton Kane
William Alland nel ruolo di Jerry Thompson
George Coulouris nel ruolo di Walter Parks Thatcher
Paul Stewart nel ruolo di Raymond, il maggiordomo
Philip Van Zandt nel ruolo di Mr. Rawlston
Fortunio Bonanova nel ruolo di Matiste, il baritono
Gus Schilling nel ruolo di Capo cameriere
Georgia Backus nel ruolo di Signorina Anderson
Harry Shannon nel ruolo di padre di Kane
Erskine Sanford nel ruolo di Herbert Carter
Sonny Bupp nel ruolo di figlio di Kane
Buddy Swan nel ruolo di Kane a otto anni

Biografie correlate al film Quarto Potere

Sceneggiatura

Orson Welles, Herman J. Mankiewicz

Soggetto

Orson Welles

Musiche

Bernard Herrmann, César Franck, Sinfonia in re minore

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