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Giovanni Rezza
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Giovanni Rezza
Medico epidemiologo italiano
6 maggio 1954
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Puoi trovare le
frasi di Giovanni Rezza
anche in questi temi:
Aids
Virus
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Una pandemia è un'epidemia che si diffonde a livello globale.
Si è persa la memoria generazionale dell'AIDS. I giovani non ne hanno memoria, proprio perché sono giovani. Gli anziani ne hanno perso la memoria, perché non hanno visto i propri amici morire di AIDS. Questo fa sì che la percezione del rischio tenda ad abbassarsi. Più del 60% delle persone a cui oggi viene fatta diagnosi di AIDS, infatti, scopre di essere sieropositivo proprio quando viene già fatta la diagnosi della malattia. Questo non riguarda solo gli eterosessuali ma anche gli omosessuali. Non riguarda, invece, i tossicodipendenti, i quali sanno benissimo di essere a rischio e si sottopongono al test. Questo ritardo nel test, il ritardo della conoscenza del proprio stato di sieropositività, provoca un ritardo dell'inizio della terapia ed è pericoloso. Meglio iniziare subito la terapia oggi che i farmaci ci sono.
L'AIDS è una patologia grave, i farmaci possono curarla ma non guarirla del tutto.
Ancora dobbiamo vedere gli effetti chiari delle misure di contenimento e già pensiamo alla vita normale? Non esiste. Il virus non scompare per incanto e se anche avessimo la bacchetta magica per eliminarlo dovremmo fare i conti col resto d'Europa, con i Paesi che non hanno adottato provvedimenti forti prendendo a modello la città di Wuhan, dove è cominciata l'epidemia. Che facciamo, sigilliamo le frontiere per difenderci?
A fronte del fatto che diminuiscono i casi di malattia conclamata
[AIDS]
, però l'incidenza di nuove infezioni da HIV è ormai stabile negli ultimi 5 anni. Siccome si vive più a lungo, è aumentata cioè la sopravvivenza di pazienti sieropositivi. Le nuove infezioni si cumulano all'aumento della sopravvivenza e questo comporta un aumento del numero totale dei sieropositivi che ormai supera i 120mila in Italia.
[Sulla cura per l'AIDS]
Certamente i cocktail dei farmaci antiretrovirali hanno migliorato la qualità della vita dei sieropositivi, oltre ad averla allungata. Ma ricordiamo sempre che quelle pillole vanno prese ogni giorno e a vita, possono comparire effetti collaterali, si può andare incontro a resistenza e bisogna quindi cambiare farmaco ed è necessario, inoltre, tenere continuamente il paziente sotto controllo. Certo, si sono fatti passi avanti, ma non bisogna mai abbassare la guardia.
[Sull'HIV]
Le caratteristiche sono molto diverse rispetto a quelle del passato, rispetto a 15-20 anni fa. Allora si trattava quasi esclusivamente di tossicodipendenti. L'identikit era quindi presto fatto: un giovane tossicodipendente per via endovenosa, di 30 anni, di sesso prevalentemente maschile. Oggi le caratteristiche sono molto cambiate. L'HIV è un'infezione trasmessa soprattutto per via sessuale, sia omo che eterosessuale, colpisce anche le donne, anche se in misura minore rispetto agli uomini. E poi si è alzata l'età media, 40 anni. Per gli uomini addirittura supera i 40. Il malato di HIV non è più facilmente identificabile come in passato e inoltre aumentano gli stranieri, ma questo è naturale con l'incremento dei flussi migratori nel nostro Paese.
[Sull'AIDS]
Ci sono buone e cattive notizie. Le buone sono dovute al fatto che diminuiscono i casi di malattia conclamata e diminuiscono i morti. Basti pensare che nell'anno del picco, il 1995, morivano di Aids 10 persone al giorno, oggi muore una persona ogni due giorni. È un successo della terapia. La cattiva notizia riguarda il fatto che le nuove infezioni sono sempre stabili, quindi il numero di sieropositivi continua ad aumentare.
Abbiamo a che fare con un virus infido. Quando sembra aver mollato ecco che rispunta fuori, pronto a ripartire rapidamente. Guardiamo cosa è successo in Calabria e, nel Lazio, a Fondi e Nerola. La circolazione era ritenuta bassa eppure ha colpito con focolai improvvisi.
Abbiamo visto decrescere la trasmissione del virus nelle ex zone rosse del Nord, a Codogno in particolare, dove le chiusure sono scattate prima. Nel resto d'Italia sono cominciate l'8 marzo. In sole 2 settimane gli effetti del blocco non sono visibili, per avere chiarezza bisogna arrivare almeno fino alla fine di aprile.
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