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Il Gladiatore

Frasi del film

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Frasi di Il Gladiatore

Riassunto e trama del film Il Gladiatore

da Cultura.biografieonline.it

E' l'anno 180 dopo Cristo quando Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe), apprezzato e valoroso generale dell'esercito romano, guida i suoi uomini alla vittoria contro i Marcomanni nella guerra che si sta combattendo in Germania. Il successo in battaglia consente a Massimo di entrare nelle grazie di Marco Aurelio (Richard Harris), imperatore romano gravemente ammalato che, sentendo ormai prossima la propria morte, sceglie proprio il generale come suo successore.

Preferito a Commodo (Joaquin Phoenix), figlio di Marco Aurelio, ritenuto inadeguato rispetto al compito che gli spetta, il generale Massimo sarà chiamato a riportare la repubblica a Roma, e a ripristinare la situazione che precedeva la nascita dell'età imperiale, con il potere nelle mani del senato, vale a dire del popolo romano.

Massimo dapprima si mostra riluttante nell'accettare la proposta, chiede che gli venga concesso del tempo per prendere una decisione definitiva e si ritira in preghiera nella propria tenda: qui si rivolge agli dei affinché lo consiglino e lo aiutino nel trovare una risposta al propria futuro, e inoltre tengano sempre al sicuro la sua famiglia (riprodotta idealmente da due piccole statue che l'uomo porta sempre con sé).

Intanto, l'imperatore Marco Aurelio comunica al figlio, arrivato insieme con la sorella Lucilla da Roma, la decisione di non concedergli la successione del potere. Commodo, turbato e deluso per la notizia, si vendica uccidendo il padre soffocandolo, in maniera tale da impedirgli di rendere nota a tutti la decisione che aveva preso. Una volta appresa la notizia della morte di Marco Aurelio, Massimo intuisce che essa non è avvenuta per cause naturali, ma è dovuta a un'azione violenta del figlio: ecco perché si rifiuta di accettare gli ordini di Commodo, il quale, per tutta risposta, impone alla guardia pretoriana di ucciderlo.

Quindi, mentre il figlio di Marco Aurelio si accinge a ritornare a Roma con la nuova carica di imperatore appena assunta, Massimo viene bloccato e portato nella foresta in cui si è da poco conclusa la battaglia contro i Marcomanni: dopo essersi inginocchiato davanti al boia, pronto per essere giustiziato, finge di accettare la sorte che gli è toccata, ma afferra la spada del giustiziere e uccide tutti i pretoriani che compongono il manipolo, uno dopo l'altro. Sebbene venga ferito gravemente a un braccio, riesce a prendere possesso di due cavalli, con i quali ritorna a casa.

Quando arriva, però, si rende conto che ormai è troppo tardi: alcuni suoi amici sono morti, e anche la moglie e il figlio sono stati uccisi per ordine di Commodo, crocifissi nella propria abitazione ancora fumante. Massimo piange i suoi cari disperato, quindi si stende a terra, stremato per la stanchezza e per il dolore. Poco dopo, viene fatto prigioniero da un mercante di schiavi e venduto da un ex gladiatore, di nome Proximo (Oliver Reed), diventato lanista. Tra l'altro, era stato proprio Marco Aurelio ad affrancare (cioè a rendere libero) Proximo, attribuendogli il "rudis", cioè la spada di legno.

Il GladiatoreMassimo viene dunque condotto in Africa, dove è obbligato a prendere parte ai combattimenti che avvengono nelle arene. Proprio in occasione di queste sfide, egli ha ben presto l'opportunità di mettere in mostra le sue strepitose doti di combattente, che fanno sì che la sua fama presso il pubblico aumenti battaglia dopo battaglia. Massimo, inoltre, con il passare del tempo si conquista anche il rispetto degli altri combattenti.

Conosciuto nella "familia gladiatoria" con il nome di "Ispanico", stringe amicizia con il combattente germano Hagen (Ralf Möller) (per altro il gladiatore più valoroso di Proximo prima dell'arrivo di Massimo) e con il cacciatore numida Juba (Djimon Hounsou) . L'amicizia tra Massimo e Juba si rinsalda nel corso delle pause degli spettacoli, quando i due hanno l'occasione di parlare dei rispettivi familiari e soprattutto dell'esistenza che conducevano prima di essere ridotti in schiavitù. A dispetto della prospettiva, praticamente certa, di morire in combattimento, entrambi trovano coraggio dalla speranza di incontrare nuovamente i propri familiari nell'aldilà.

Nel frattempo a Roma Commodo ordine che in città si tengano i "giochi gladiatorii": spettacoli che dureranno 150 giorni e che, pensati per conquistare l'attenzione e l'apprezzamento delle folle, si terranno in memoria del padre dell'imperatore, benché sia stato proprio Marco Aurelio, cinque anni prima, a decretarne la sospensione. Per lo spettacolo, vengono ingaggiati anche i gladiatori di Proximo, che una volta giunti a Roma vengono impegnati nella rievocazione della battaglia di Zama, avvenuta nell'ambito della seconda guerra punica: essi devono inscenare le truppe di Annibale, in contrasto con le legioni guidate da Scipione l'Africano.

Massimo, il cui volto è nascosto da una maschera, prende il comando del gruppo, e invita i propri compagni a disporsi a testuggine in mezzo all'arena, così che l'esito dell'incontro, in cui teoricamente gli uomini di Annibale sono destinati a sopperire, viene ribaltato. Massimo, quindi, si guadagna l'approvazione e il sostegno degli spettatori, i quali chiedono la sua grazie con insistenza. E così Commodo, seppur controvoglia, è costretto a sollevare il pollice verso l'alto. Quindi, mentre la folla inneggia a Massimo, osannandone il nome, l'imperatore abbandona l'arena.

Dopo aver visto Massimo ancora vivo, Lucilla decide di incontrarlo in gran segreto in una delle celle nelle quali i gladiatori sono rinchiusi. Nel corso del loro dialogo, la donna viene accusata da Massimo di aver preso parte agli omicidi dei suoi familiari e di Marco Aurelio, ma respinge con decisione e sdegno quelle imputazioni. Anche lei, dice, è una vittima del fratello, dal quale è continuamente terrorizzata. Lucilla spiega che in Senato ci sono diversi suoi alleati intenzionati a togliere il trono a Commodo, e invita Massimo a collaborare con loro per spodestarlo: lo schiavo, tuttavia, rifiuta l'offerta, e chiede a Lucilla di scordarsi di lui, concludendo l'incontro con inaspettato rancore.

Il giorno successivo Massimo si trova a sfidare Tigris delle Gallie, gladiatore imbattuto che a cinque anni di distanza dal suo ritiro è tornato nell'arena. Il combattimento si rivela particolarmente impegnativo, anche perché spesso da botole presenti nell'arena compaiono tigri incatenate che, benché trattenute con fatica dagli addetti, sono pronte a scagliarsi contro Massimo. Uno dei felini riesce anche a stendere a terra il combattente, che tuttavia, anche se sotto il peso della bestia, trafigge più volte Tigris, il quale cade sconfitto a terra.

Condannato a morte da Commodo, che esprime il suo parere con il pollice verso, Tigris viene però salvato da Massimo, che non lo uccide e in questo modo affronta senza paura la decisione dell'imperatore. Mentre il pubblico inneggia nuovamente a "Massimo il misericordioso", Commodo lascia il palco e si fionda nell'arena: è intenzionato a combattere contro di lui. Massimo, tuttavia, mantenendo la calma, si allontana dall'imperatore, mettendo in evidenza la propria intenzione di non riconoscere la sua carica. E così, mentre lo schiavo viene riportato alla scuola dei gladiatori, Massimo viene a sapere dal suo fedele servitore Cicero (Tommy Flanagan) che l'esercito che una volta comandava, che adesso si trova accampato ad Ostia, non ha mai smesso di essergli fedele.

Massimo, dunque, nelle celle dei gladiatori incontra Lucilla e Gracco, senatore al quale chiede di farlo uscire dalla città: in questo modo, potrà raggiungere il suo esercito e quindi tornare a Roma per spodestare Commodo. L'imperatore, tuttavia, intuendo un possibile tradimento da parte della sorella, la obbliga a svelare il complotto che si sta ordendo alle sue spalle, minacciando di morte il figlio Lucio. Gracco, dunque, viene subito arrestato dai pretoriani, i quali assaltano la caserma a combattono contro gli uomini di Proximo.

Quest'ultimo viene ucciso, e anche Hagen cade sotto i colpi dell'assedio. Mentre i superstiti, compreso Juba, vengono fatti prigionieri, Massimo riesce a scappare, e, attraversando un tunnel che lo conduce fuori dalle mura della città, trova la salvezza: non può, però, fare nulla per salvare dalla morte Cicero, che muore sotto le frecce scagliate dai pretoriani. Anche la sua fuga, comunque, dura poco, e una legione della guardia pretoriana lo fa prigioniero. Bloccato in catene nei sotterranei, Massimo incontra Commodo, che lo sfida nell'arena a duello. La scorrettezza dell'imperatore si rivela quando, prima di affrontarlo, lo pugnala alle spalle utilizzando uno stiletto.

Portato nell'arena, con la ferita nascosta da Quinto (Tomas Arana), Massimo trova Commodo ad aspettarlo: dopo aver raccolto da terra la spada, dà il via al duello, mentre tutto intorno ai combattenti i pretoriani si sono disposti a cerchio. Massimo, dopo alcuni scambi di colpi, riesce a disarmare l'avversario, ma, indebolito dallo sforzo e dolorante per la ferita alla schiena, fa cadere la propria arma. Commodo a questo punto chiede a Quinto un'altra spada, ma la sua richiesta viene rifiutata. L'imperatore si rivolge anche ai pretoriani, i quali, sempre comandati da Quinto, rimangono fermi. A questo punto Commodo decide di ricorrere a uno stiletto che portava nascosto, e si scaglia su Massimo.

I due rivali si affrontano senza esclusioni di colpi, tra violenti pugni e strette dolorose, fino a quando Massimo affonda il pugnale nella gola di Commodo. L'imperatore muore, e il suo corpo ormai senza vita cade a terra mentre tutto intorno il Colosseo viene invaso da un silenzio irreale. Massimo, a sua volta, sembra sul punto di cedere, e pensa ai propri familiari. Ci pensa Quinto, però, a riportarlo alla realtà: Massimo, quindi, gli ordina di liberare tutti i gladiatori di Proximo, tra cui Juba, e di affidare al senatore Gracco le mansioni che gli competono: a lui spetterà il compito di riportare il governo repubblicano a Roma.

Massimo, quindi, muore tra lo stupore dei presenti, mentre Lucilla, in ginocchio di fianco a lui, lo tiene tra le braccia. Il cadavere di Commodo rimane nell'arena, abbandonato, mentre il corpo senza vita di Massimo, che secondo le parole di Lucia è stato un soldato romano e un uomo buono che merita di essere onorato, viene sollevato e portato fuori. La notte seguente, Juba fa ritorno nell'arena vuota, e seppellisce le statuine del figlio e della moglie di Massimo, nella stessa sabbia macchiata dal sangue dell'eroe caduto.

Anno

2000 (17 anni fa)

Titolo originale

Gladiator

Genere

Drammatico, Epico, Storico

Durata

149 minuti (2 ore e 29 minuti)

Data di uscita

venerdì 5 maggio 2000

In Italia: venerdì 19 maggio 2000

Poster e locandina

Attori del film Il Gladiatore

Russell Crowe nel ruolo di Massimo Decimo Meridio
Joaquin Phoenix nel ruolo di Commodo
Connie Nielsen nel ruolo di Augusta Lucilla
Oliver Reed nel ruolo di Proximo
Richard Harris nel ruolo di Marco Aurelio
Derek Jacobi nel ruolo di senatore Gracco
Djimon Hounsou nel ruolo di Juba
David Schofield nel ruolo di senatore Falco
John Shrapnel nel ruolo di senatore Gaio
Tomas Arana nel ruolo di Quinto
Ralf Möller nel ruolo di Hagen
Spencer Treat Clark nel ruolo di Lucio Vero
David Hemmings nel ruolo di Cassio
Tommy Flanagan nel ruolo di Cicero
Giannina Facio nel ruolo di moglie di Massimo
Giorgio Cantarini nel ruolo di figlio di Massimo
Omid Djalili nel ruolo di venditore di schiavi e bestiame
Chris Kell nel ruolo di scriba rapito
Tony Curran nel ruolo di spia
Mark Lewis nel ruolo di spia
John Quinn nel ruolo di Valerius
Alun Raglan nel ruolo di pretoriano
Chick Allan nel ruolo di capo dei barbari germanici
David Nicholls nel ruolo di uomo gigante

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Sceneggiatura

David Franzoni, John Logan, William Nicholson

Soggetto

David Franzoni

Musiche

Hans Zimmer, Lisa Gerrard, Klaus Badelt

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