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Patrice Lumumba
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Patrice Lumumba
Politico congolese
2 luglio 1925 - 17 gennaio 1961
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Mia cara compagna, ti scrivo queste righe senza sapere se e quando ti arriveranno e se sarò ancora in vita quando le leggerai. Durante tutta la lotta per l'indipendenza del mio paese, non ho mai dubitato un solo istante del trionfo finale della causa sacra alla quale i miei compagni ed io abbiamo dedicato la vita. Ma quel che volevamo per il nostro paese, il suo diritto a una vita onorevole, a una dignità senza macchia, a un'indipendenza senza restrizioni, il colonialismo belga e i suoi alleati occidentali – che hanno trovato sostegni diretti e indiretti, deliberati e non, fra certi alti funzionari delle Nazioni Unite, quest'organismo nel quale avevamo riposto tutta la nostra fiducia quando abbiamo fatto appello al suo aiuto – non lo hanno mai voluto. Hanno corrotto dei nostri compatrioti, hanno contribuito a deformare la verità e a macchiare la nostra indipendenza... Morto, vivo, libero o in prigione per ordine dei colonialisti, non è la mia persona che conta. È il Congo, il nostro povero popolo... Ma la mia fede resterà incrollabile. So e sento in fondo a me stesso che presto o tardi il mio popolo si solleverà come un sol uomo per dire no al capitalismo degradante e vergognoso e per riprendere la sua dignità sotto un sole puro... Ai miei figli, che lascio e forse non rivedrò più, voglio che si dica che il futuro del Congo è bello e che aspetta da loro, come da ogni congolese, che completino il compito sacro della ricostruzione della nostra indipendenza e della nostra sovranità, poiché senza dignità non c'è libertà, senza giustizia non c'è dignità e senza indipendenza non ci sono uomini liberi. Né le brutalità, né le sevizie né le torture mi hanno mai spinto a domandare la grazia, perché preferisco morire a testa alta, con la mia fede incrollabile e la fiducia profonda nel destino del mio paese, piuttosto che vivere nella sottomissione e nel disprezzo dei sacri princìpi. La storia si pronuncerà un giorno, ma non sarà la storia che si insegnerà a Bruxelles, a Washington, a Parigi o alle Nazioni Unite, ma quella che si insegnerà nei paesi liberati dal colonialismo e dai suoi fantocci. L'Africa scriverà la sua storia, una storia di gloria e di dignità a nord e a sud del Sahara. Non piangermi, compagna mia. Io so che il mio paese, che tanto soffre, saprà difendere la sua indipendenza e la sua libertà.
Siate orgogliosi di appartenere al Congo, alla nostra patria, che deve essere situata nella categoria dei popoli liberi.
Senza dignità non c'è libertà, senza giustizia non c'è dignità e senza indipendenza non ci sono uomini liberi.
[...]
Preferisco morire a testa alta, con la mia fede incrollabile e la fiducia profonda nel destino del mio paese, piuttosto che vivere nella sottomissione e nel disprezzo dei sacri princìpi.
Tutti i membri del mio Governo, e io stesso, promettiamo solennemente di agire in modo che questo Governo sia sempre un Governo del popolo, che nasce dal popolo, che lavora per il popolo.
Il nostro governo non possiede armi e rifiuta l'uso della violenza. Fondato solo sulla parola, sulla fede, sul popolo giunto a questo punto è disposto a vivere o morire, soccombere o vincere, perché la morte è una sofferenza minore della schiavitù, perché la vita può essere degna solo se costruiamo la nostra patria nella pace, nell'ordine, nella libertà, nella giustizia.
Viva il Congo indipendente!
Viva il Congo unito, viva la libertà!
Siamo orgogliosi sino nel più profondo del nostro animo, di aver dato vita ad una lotta che è stata di lacrime, sangue e fuoco, perché si trattava di una lotta nobile e giusta e necessaria per por termine all'umiliante schiavitù che ci hanno imposto con la forza.
Questa è stata la nostra sorte in ottant'anni di regime coloniale e le nostre ferite sono troppo fresche e dolorose per poter essere cancellate dalla memoria. Potremo dimenticarcene noi che conosciamo il lavoro estenuante che non ci permette di soddisfare la nostra fame, vestire e abituare con dignità, educare i nostri figli come si richiede?
Non vogliamo conoscere una nuova forma di dittatura. Questo Governo si preoccuperà di mantenere relazioni amiche con tutti gli Stati stranieri, ma non cederà alla spinta d'integrazione in uno o nell'altro dei due blocchi che dividono il mondo.
Noi, signori, non abbiamo studiato nelle università, non abbiamo conosciuto i tesori del sapere che esistono al mondo. Per i dominatori belgi la nostra coscienza era uno strumento, un muscolo da atrofizzare, affinché le forze spirituali della libertà non prevalessero mai sopra quelle della barbarie. A noi non diedero scuole superiori; voi sapete che un negro al massimo poteva raggiungere la scuola primaria. Neppure i nostri morti, i fratelli assassinati in Leopoldville, in Stanleyville, in tutte le città congolesi, per gridare libertà e indipendenza hanno studiato. Però chi metterà in discussione il loro nobile amore per questa libertà che dà dignità all'uomo e lo fa superiore allo schiavo?
Signori: in questo momento storico, permettetemi di ricordare la lunga e dolorosa lotta che tutti i congolesi, uniti nella medesima ansia di libertà, hanno condotto per raggiungere la vittoria finale. Siamo stati solidali, fianco a fianco, nell'opposizione ad un regime politico che voleva fermare il corso della storia.
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