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Jorge Luis Borges
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Frasi di Jorge Luis Borges - pagina 6
Jorge Luis Borges
Scrittore e poeta argentino
24 agosto 1899 - 14 giugno 1986
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Tutti i libri sono copiati.
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. | Chi è contento che sulla terra esista la musica. | Chi scopre con piacere una etimologia. | Due impiegati che in un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi. | Il ceramista che premedita un colore e una forma. | Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace. | Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto. | Chi accarezza un animale addormentato. | Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. | Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. | Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. | Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
[I giusti]
È l'amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
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Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
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La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l'unica.
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A cosa mi serviranno i miei talismani: l'esercizio delle lettere,
|
la vaga erudizione, lo studio delle parole che l'aspro Nord usò per cantare i suoi mari e le sue spade,
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la serena amicizia, le gallerie della Biblioteca, le cose comuni,
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le abitudini, il giovane amore di mia madre, l'ombra militare dei miei morti,
|
la notte intemporale, il sapore del sonno?
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Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
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Già la brocca si rompe sulla fontana, già l'uomo si alza alla voce dell'uccello,
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già sono oscure sagome quelli che guardavano dietro le finestre, ma l'ombra non ha portato la pace.
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È, lo so, l'amore: l'ansia e il sollievo di sentire la tua voce,
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l'attesa e la memoria, l'orrore di vivere nel tempo successivo.
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È l'amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.
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C'è un angolo di strada dove non oso passare.
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Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.
|
(Questa stanza è irreale: lei non l'ha vista).
|
Il nome di una donna mi denuncia. Mi fa male una donna in tutto il corpo.
Abbiamo smesso di credere nel progresso. Di che progresso si può parlare!
Ti offro strade difficili, tramonti disperati,
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la luna di squallide periferie.
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Ti offro le amarezze di un uomo
|
che ha guardato a lungo la triste luna.
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Ti offro i miei antenati, i miei morti,
|
i fantasmi a cui i viventi hanno reso onore col marmo:
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il padre di mio padre ucciso sulla frontiera di Buenos Aires,
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due pallottole attraverso i suoi polmoni, barbuto e morto,
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avvolto dai soldati nella pelle di una mucca;
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il nonno di mia madre ‐ appena ventiquattrenne ‐
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a capo di un cambio di trecento uomini in Perù,
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ora fantasmi su cavalli svaniti.
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Ti offro qualsiasi intuizione sia
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nei miei libri, qualsiasi virilità o vita umana.
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Ti offro la lealtà di un uomo
|
che non è mai stato leale.
|
Ti offro quel nocciolo di me stesso
|
che ho conservato, in qualche modo ‐
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il centro del cuore che non tratta con le parole,
|
né coi sogni e non è toccato dal tempo,
|
dalla gioia, dalle avversità.
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Ti offro il ricordo di una
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rosa gialla al tramonto,
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anni prima che tu nascessi.
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Ti offro spiegazioni di te stessa,
|
teorie su di te, autentiche e sorprendenti notizie di te.
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Ti posso dare la mia tristezza,
|
la mia oscurità, la fame del mio cuore;
|
cerco di corromperti con l'incertezza,
|
il pericolo, la sconfitta.
Un tempo m'intressò la teologia ma da tale fantastica disciplina (e dalla fede cristiana) mi sviò per sempre Schopenhauer, con ragioni dirette, Shakespeare e Brahms, con l'infinita varietà del loro mondo.
Nessuno è qualcuno, un solo uomo immortale è tutti gli uomini. Come Cornelio Agrippa, sono dio, sono eroe, sono filosofo, sono demonio e sono mondo, il che è un modo complicato per dire che non sono.
[da L'immortale]
Invio questo poema
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(per ora accettiamo tale parola)
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al terzo uomo che s'incrociò con me l'altra notte,
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non meno misterioso di quello di Aristotele.
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Il sabato uscii.
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La notte era piena di gente;
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ci fu certamente un terzo uomo,
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come ce ne fu un quarto ed un primo.
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Non so se ci guardammo;
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andava verso Paraguay, io verso Cordova.
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Forse lo hanno generato queste parole;
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non saprò mai il suo nome.
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So che c'è un sapore che predilige.
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So che ha guardato lentamente la luna.
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Non è impossibile che sia morto.
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Leggerà ciò che scrivo e non saprà
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che mi rivolgo a lui.
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Nell'oscuro avvenire
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possiamo essere rivali e rispettarci
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o amici e volerci bene.
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Ho eseguito un gesto irreparabile,
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ho stabilito un legame.
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In questo mondo quotidiano,
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che somiglia tanto
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al libro delle Mille e Una Notte,
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non c'è un solo gesto che non corra il rischio
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di essere un'operazione di magia,
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non c'è un solo fatto che non possa essere il primo
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di una serie infinita.
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Mi domando che ombre getteranno
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questi oziosi versi.
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
Ho conosciuto l'incertezza: una condizione sconosciuta ai greci.
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