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Cesare Fiorio
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Frasi di Cesare Fiorio - pagina 3
Cesare Fiorio
Ex dirigente sportivo italiano
26 maggio 1939
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Puoi trovare le
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Purtroppo oggi la grande passione per i rally si è affievolita, dato che anziché gareggiare tre giorni e tre notti, si parte alle nove del mattino, all'una si entra in parco assistenza, poi la sera si va a dormire. Un tempo si stava tre giorni e tre notti al seguito dei concorrenti, le assistenze erano a bordo strada, in mezzo al pubblico, e non nei parchi assistenza, assolutamente vietati agli appassionati. E anziché addentare qualche panino, ci si siede nei mezzi posteggiati nei parchi assistenza a mangiare i manicaretti preparati da qualche chef. Questo ha allontanato il grande pubblico. E poi vi erano, fra i primi, una macchina italiana e dei piloti italiani...
Da noi
[in Lancia]
sono passati quasi tutti i grandi piloti dell'epoca, dato che gareggiare con una nostra macchina era considerato un privilegio. Ma un giorno arrivò l'Audi quattro che dominò improvvisamente molte classifiche, dato che era l'unica con quattro ruote motrici. Cosa fare? Noi non disponevamo ancora di quella tecnologia, ma avevamo la cultura di come costruire una macchina vincente e così, contro le Audi quattro schierammo la 037, leggerissima, a motore centrale molto manovrabile su qualunque terreno. Il risultato di quell'anno, il 1983, fu che noi vincemmo il Campionato del Mondo oltre a tante gare, anche coadiuvati dai nostri ottimi piloti, come Rohrl e Alen. Fu una sorpresa per tutti, e quel Mondiale è passato alla storia
[...]
Anche i grandi piloti di quel periodo, come già i campioni del mondo, o chi lo sarebbe diventato successivamente, subivano una vera attrazione da parte della Ferrari. Quando io parlavo con loro la disponibilità di venire a Maranello era totale con condizioni anche d'ingaggio adeguate alle aspettative che avevano. Aspiravano alla Ferrari.
[Su Flavio Briatore]
Al di là degli aspetti folcloristici per i quale forse è più noto, Flavio è un grande professionista, è un gran lavoratore, è uno che arriva in ufficio molto presto al mattino e ci rimane fino a tardi la sera, sino a quando i lavori non sono finiti. Non lascia niente al caso, è un grande organizzatore. Non è assolutamente un tecnico di Formula 1, ma ha saputo sempre scegliere e gestire gli uomini giusti portando avanti dei programmi vincenti.
Quando correva con me Fernando era molto giovane, ma io di problemi non ne ho mai avuto. I suoi compagni di squadra, immagino di sì perché li bastonava.
[«Il peggior difetto di Monte Carlo?»]
Il pubblico. Un pubblico che viene qui per vivere la mondanità più della gara, al quale interessa poco della sfida sportiva. In altri circuiti il pubblico partecipa per assistere alla corsa, per partecipare all'agonismo e per vedere la competitività in pista, cosa che a Monaco invece non avviene perchè la gente viene qui per cazzeggiare. Per noi operativi di un team, Monaco è scomodo e molto complicato per lavorare.
[«La sua versione dell'episodio Fia-Peugeot avvenuto nel 1986?»]
Per me quello è stato un furto. Noi della Lancia avevamo vinto il titolo con Markku Alen, dato che a Sanremo le Peugeot furono escluse dalla classifica per un'irregolarità tecnica. Nonostante questo episodio le Peugeot non sarebbero mai riuscite a vincere il titolo, perché erano sempre dietro le Delta S4. Jean-Marie Balestre, a quel tempo capo della FIA, decise di annullare i risultati di Sanremo, favorendo la vittoria del titolo piloti e costruttori a Peugeot.
[Su Flavio Briatore]
A lui importavano gli affari, io guardavo di più, romanticamente, allo sport e ai risultati. Così una volta mi apostrofò: "Sei l'ultimo rimasto che cerca di vincere le gare".
Nel 1990 la nostra monoposto
[Ferrari]
era leggermente superiore alla McLaren, ma loro avevano Ayrton Senna, che io ritengo il più grande di tutti i tempi. È lui che ha vinto il titolo in quella stagione perché riuscì a portare a casa vittorie e risultati che magari altri non sarebbero riusciti ad ottenere.
[«Qual era il team ideale della Ferrari per lei?»]
Il team ideale doveva significare il ritorno alle origini, con una massiccia presenza di tecnici italiani, nati e cresciuti in Italia, e quindi, poco a poco, con l'eliminazione dei tecnici stranieri che volere o no, qualcosa portano ma molto portano via e poi trasferiscono alle altre squadre.
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