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Cesare Fiorio
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Frasi di Cesare Fiorio - pagina 3
Cesare Fiorio
Ex dirigente sportivo italiano
26 maggio 1939
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anche in questi temi:
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Quella di Imola è una pista che mi piace moltissimo: amo l'ambiente, le persone che ne fanno parte e lo popolano ed il calore che si crea ad ogni gara. E posso dirle che noi italiani non siamo secondi a nessuno, a livello mondiale, nell'organizzazione di un Gran Premio e Imola, sicuramente, ha una grandissima esperienza e capacità di ospitare la F1 nel miglior modo possibile.
Parlo sempre volentieri della Lancia Delta e del suo straordinario percorso agonistico. E sempre più mi sorprendono l'interesse, l'entusiasmo e le emozioni che questa macchina riesce ancora a generare anche dopo tanti anni e in alcune persone che, per la loro età, non hanno vissuto quelle incredibili stagioni. Il programma Delta è nato per caso, sulla scia di un improvviso cambio di regolamento tecnico imposto dalla Federazione che, con un preavviso di soli sei mesi, aveva decretato la fine delle vetture Gruppo B per ragioni di sicurezza. Ben 7 Costruttori pensarono in quel momento di poter sviluppare un progetto vincente in quella nuova categoria denominata Gruppo A. E altrettanti si presentarono al via della prima gara con questo regolamento, che era il Rally di Montecarlo. Tutti avevano avuto a disposizione lo stesso striminzito tempo per elaborare i loro programmi: ma fu solo la Lancia e la sua squadra corse, con la sua tradizione vincente, la sua migliore cultura tecnica, la sua capacità di innovare in tempi ristretti, a saper interpretare e sviluppare un progetto che resterà dominante nei sei anni successivi, dove furono portati in Italia sei titoli mondiali consecutivi.
[...]
Non c'era storia: tedeschi e giapponesi, francesi e inglesi, tutti ad inseguire e nessuno che riuscisse a prevalere contro la Delta e le sue continue evoluzioni e innovazioni.
Il
[rally di]
Monte Carlo era una corsa pazzesca, che si disputava per tre giorni e tre notti, con migliaia di persone a bordo strada, in particolare sul Turini. La metà era francese e l'altra metà italiana. I francesi erano aggressivi e buttavano neve sulla strada al passaggio delle nostre auto. Così ho chiesto che sulle Lancia montassimo dei fendinebbia di colore giallo, in modo che loro le confondessero con le Alpine e non rovinassero il percorso.
[...]
Allora i rally erano ancora una specialità da prima pagina, appena dietro alla Formula 1 e ai Prototipi.
[«Il peggior difetto di Monte Carlo?»]
Il pubblico. Un pubblico che viene qui per vivere la mondanità più della gara, al quale interessa poco della sfida sportiva. In altri circuiti il pubblico partecipa per assistere alla corsa, per partecipare all'agonismo e per vedere la competitività in pista, cosa che a Monaco invece non avviene perchè la gente viene qui per cazzeggiare. Per noi operativi di un team, Monaco è scomodo e molto complicato per lavorare.
Da noi
[in Lancia]
sono passati quasi tutti i grandi piloti dell'epoca, dato che gareggiare con una nostra macchina era considerato un privilegio. Ma un giorno arrivò l'Audi quattro che dominò improvvisamente molte classifiche, dato che era l'unica con quattro ruote motrici. Cosa fare? Noi non disponevamo ancora di quella tecnologia, ma avevamo la cultura di come costruire una macchina vincente e così, contro le Audi quattro schierammo la 037, leggerissima, a motore centrale molto manovrabile su qualunque terreno. Il risultato di quell'anno, il 1983, fu che noi vincemmo il Campionato del Mondo oltre a tante gare, anche coadiuvati dai nostri ottimi piloti, come Rohrl e Alen. Fu una sorpresa per tutti, e quel Mondiale è passato alla storia
[...]
[Nel 1974]
La qualità vincente della Stratos è l'essere una macchina che è stata costruita sei-sette-otto anni le altre che le corrono insieme. Per cui innanzitutto è più moderna, in secondo luogo ancora tutta da sviluppare, mentre le altre sono secondo me abbastanza stagionate.
[...]
Poi c'è l'adattabilità della macchina che può passare dall'Inghilterra, cioè da uno sconnesso, improvvisato, sterrato ecc., a una Corsica asfalto, stretto, tortuosissimo, pieno di buche e di sassi, a un Giro d'Italia cioè circuiti veloci e compagnia bella. È una macchina polivalente adattabile proprio per la sua condizione, proprio per come è stata studiata per tutti i tipi di gare e nelle quali si possono evolvere i rallies. Cioè i rallies si evolvono domani solo sul tipo di sterrati da Inghilterra? Benissimo la macchina è competitiva lì. Domani i rallies vengono vietati sulle strade e si andrà ai soli circuiti? Va bene, l'adatteremo ai circuiti: non è una macchina che sui circuiti fa brutta figura. Domani i rallies si faranno solo in Corsica, cioè si faranno solo su strada di asfalto perché strade su terra non se ne trovano più o perché le asfaltano tutte o che so io? Benissimo va sull'asfalto. La Stratos è una macchina che può essere impegnata indifferentemente nei tipi di gare più diverse e sempre al massimo livello.
[Su Flavio Briatore]
Al di là degli aspetti folcloristici per i quale forse è più noto, Flavio è un grande professionista, è un gran lavoratore, è uno che arriva in ufficio molto presto al mattino e ci rimane fino a tardi la sera, sino a quando i lavori non sono finiti. Non lascia niente al caso, è un grande organizzatore. Non è assolutamente un tecnico di Formula 1, ma ha saputo sempre scegliere e gestire gli uomini giusti portando avanti dei programmi vincenti.
Anche i grandi piloti di quel periodo, come già i campioni del mondo, o chi lo sarebbe diventato successivamente, subivano una vera attrazione da parte della Ferrari. Quando io parlavo con loro la disponibilità di venire a Maranello era totale con condizioni anche d'ingaggio adeguate alle aspettative che avevano. Aspiravano alla Ferrari.
[«Il suo arrivo in qualità di direttore della Scuderia Ferrari risale al 1989 ... »]
È stato un periodo straordinario della mia vita, sebbene si lavorasse più di quindici ore al giorno, sette giorni su sette festività comprese, dove il lavoro era una religione e io mi sentivo il sacerdote di quella religione per la quale dovevo essere sempre disponibile a qualunque ora del giorno e della notte, per cercare di portare a casa il risultato. Risultati che in quell'epoca furono brillanti.
[...]
Mi sono trovato in una situazione in cui la Ferrari aveva vinto tre gare nei sei anni precedenti. Con il mio arrivo, riuscimmo a vincerne sei in una stagione. Da quando andai via da Maranello nel 1991, questo record di sei gare in una stagione fu eguagliato nel 1997 e battuto soltanto nel 1998. Del mio periodo a Maranello vado fiero. Con me, in due anni, sono arrivati 26 podi e 9 vittorie e abbiamo perso un mondiale perché
[...]
a Suzuka, Senna speronò volontariamente Prost. Chi venne dopo di me, fece sempre peggio di me...
La Stratos aveva vinto tre Campionati del Mondo Rally, terrorizzando molti avversari che avevano poi abbandonato il WRC. A quel punto la Fiat, di cui nel frattempo ero diventato, insieme a Lancia, responsabile, mi chiese se avremmo potuto vincere anche con la 131. A quel punto dovetti dire di sì, anche perché sapevo che unendo le squadre Lancia e Fiat, avevamo la migliore squadra sul campo: in effetti, pur con qualche difficoltà vincemmo con la 131
[Abarth Rally]
, anche se le Stratos, in mano a privati, vinsero ancora nel Campionato del Mondo, come fece Tony Fassina a Sanremo e Bernard Darniche a Monte Carlo.
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Fiorello, Rosario
Fiorucci, Elio
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