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Guido Gozzano
Guido Gozzano
Frasi di Guido Gozzano - pagina 4
Guido Gozzano
Poeta e scrittore italiano
19 dicembre 1883 - 9 agosto 1916
Frasi in elenco
:
53
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Pagina:
4
di
6
Puoi trovare le
frasi di Guido Gozzano
anche in questi temi:
Torino
Neve
Primavera
Vita
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Quando il filtro e la sortiera
preparavano gl'incanti
(ascoltate tutti quanti!)
c'era, allora, c'era... c'era...
... un principe chiamato Aquilino, che aveva vent'anni e voleva condurre in moglie la più bella principessa del mondo. Pubblicò un bando di nozze e giunsero centinaia di ritratti, ch'egli fece esporre nelle gallerie del castello; e là meditava sulle belle sorridenti dalle grandi cornici dorate.
... nel Marzo avremo un lavoro alla Fenice, m'han detto,
nuovissimo, il Rigoletto. Si parla d'un capolavoro.»
(L'amica di Nonna Speranza)
Trenta quaranta,
tutto il Mondo canta
canta lo gallo
risponde la gallina...
(vv. 1-4)
Quando i polli ebbero i denti
e la neve cadde nera
(bimbi state bene attenti)
c'era allora, c'era... c'era...
... un vecchio contadino che aveva tre figliuoli. Quando sentì vicina l'ora della morte li chiamò attorno al letto per l'estremo saluto.
– Figliuoli miei, io non son ricco, ma ho serbato per ciascuno di voi un talismano prezioso. A te, Cassandrino, che sei poeta e il più miserabile, lascio questa borsa logora: ogni volta che v'introdurrai la mano troverai cento scudi. A te, Sansonetto, che sei contadino e avrai da sfamare molti uomini, lascio questa tovaglia sgualcita: ti basterà distenderla in terra o sulla tavola, perché compaiano tante portate per quante persone tu voglia. A te, Oddo, che sei mercante e devi di continuo viaggiare, lascio questo mantello: ti basterà metterlo sulle spalle e reggerlo alle cocche delle estremità, con le braccia tese, per diventare invisibile e farti trasportare all'istante dove tu voglia.
M'accolga l'antica Abazia; è ricca di luci e di suoni.
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Mi piacciono i frati; son buoni pel cuore in malinconia.
C'era una volta un vecchio signore, senza più fortuna, che aveva tre figli. Il primogenito disse un giorno al padre:
- Voglio mettermi pel mondo, alla ventura.
- Sia come tu vuoi – disse il padre, – ma non posso darti più di dieci scudi.
Quando l'alba si levava,
si levava in sulla sera,
quando il passero parlava
c'era, allora, c'era... c'era...
... una vedova maritata ad un vedovo. E il vedovo aveva una figlia della sua prima moglie e la vedova aveva una figlia del suo primo marito. La figlia del vedovo si chiamava Serena, la figlia della vedova si chiamava Gordiana. la matrigna odiava Serena ch'era bella e buona e concedeva ogni cosa a Gordiana, brutta e perversa.
A chi lavori e speri
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Gesù congede tutte le delizie!
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(p. 40)
Ho ripensato al conte Fiorenzo X... l'altro giorno, dinnanzi al suo palazzo distrutto, con una mia cara amica, settantacinquenne.
E la signora mi rivelò un mistero sentimentale, un poco buffo, che dormiva nel mio ricordo da quasi vent'anni.
Piumadoro era orfana e viveva col nonno nella capanna del bosco. Il nonno era carbonaio ed essa lo aiutava nel raccattar fascine e nel far carbone. La bimba cresceva buona, amata dalle amiche e dalle vecchiette degli altri casolari, e bella, bella come una regina.
Un giorno di primavera vide sui garofani della sua finestra una farfalla candida e la chiuse tra le dita.
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Altri autori di aforismi
Goya, Francisco
Gozzi, Gaia
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