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Il secondo tragico Fantozzi

Frasi del film

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Frasi di Il secondo tragico Fantozzi

Riassunto e trama del film Il secondo tragico Fantozzi

Il ragionier Fantozzi, in piena notte, è ancora in ditta da solo per coprire le uscite del Duca Conte Semenzara, facendo sentire la sua voce registrata a sua moglie per telefono. Quando è ormai mattina, dopo aver rischiato la morte nell'incontro con due guardie giurate, esce e parte in auto per rientrare a casa. All'improvviso la strada si riempie di altre automobili nel senso opposto: sono i suoi stessi colleghi che vanno al lavoro. L'auto di Fantozzi viene travolta dal traffico opprimente, ed il povero ragioniere è riportato di peso, suo malgrado, alla scrivania di lavoro.

Il Megadirettore Clamoroso Duca Conte Pier Carlo ing. Semenzara (Antonino Faa' Di Bruno) decide di andare a giocare al casinò di Monte Carlo ma desidera avere con sé un dipendente che lo accompagni. Il ragionier Filini organizza un "tremendo sorteggione" dove la dea bendata che pesca il biglietto su cui c'è scritto il nome dell'accompagnatore è la signorina Silvani diventata, nel frattempo, la signora Calboni. Molti dipendenti pregano e sperano di venir sorteggiati, poiché è noto che qualora l'accompagnatore fosse sospettato di portar fortuna al Duca Conte, questi riceverebbe immediate promozioni all'interno della ditta; il prescelto risulta essere proprio Fantozzi, che alla notizia rimane per quattro ore in stato di "morte apparente". Fantozzi arriva alla stazione con 7 ore di anticipo e viene umiliato dal Duca Conte: finge di non conoscere la signora Pina e Mariangela, che il Semenzara ha definito "due facce da menagramo", e si lascia rubare la valigia (che, essendo viola, porta sfortuna). I due si dirigono poi verso Montecarlo in treno, e Fantozzi, per non gravare sul bilancio della società, acquista un biglietto di seconda classe (ne avrebbe acquistato uno di terza se non fosse stata abolita), finendo per farsi tutto il viaggio aggrappato al tetto del treno con il biglietto in bocca. Al casinò, Fantozzi deve subire le angherie scaramantiche del Duca Conte che, per non interrompere il fluido e fare sì che tutto resti com'è al momento della vincita, lo costringe a toccargli il sedere, a mettere un piede sotto al suo facendoselo calpestare e ad ingurgitare 25 bottiglie di acqua Bertier, la più gasata del mondo. Visto momentaneamente come portafortuna, Fantozzi riceve continue promozioni dal superiore anche a tre a tre (rappresentate da arricchimenti dell'arredamento del proprio ufficio), fino alla soglia della dirigenza, ma non appena la buona sorte volta le spalle al Duca Conte ritorna rapidamente al livello più basso di impiegato e viene cacciato con la minaccia di licenziamento. A causa dell'acqua molto gasata bevuta poco prima, si era alzato in volo nella sala come un pallone sonda: una volta sceso, Fantozzi entra in una stanza vuota ed emette un rutto fortissimo e prolungato che manda a soqquadro i mobili. Rientrato nella sala da gioco, Fantozzi gioca alla roulette il numero 27, consigliatogli dalla signorina Silvani, e vince una somma di 700.000 lire, che però gli viene subito sequestrata dal Semenzara, per pagarsi "il conto della suite al Grand Hotel, gli extra, due puttane e il singolo in vagone letto per il ritorno". Fantozzi invece, rimasto completamente senza soldi, è costretto a fare tutto il viaggio di ritorno aggrappato sotto al treno, arrivando a casa totalmente rigido e anchilosato, ma viene rimesso in piedi grazie agli impacchi ustionanti di sua moglie Pina, che gli provocano l'apparizione mistica dell'Arcangelo Gabriele, che gli annuncia la sua prossima maternità.

Dopo essere stato rimesso in piedi, Fantozzi partecipa ad una battuta di caccia organizzata dal collega ragionier Filini. In una piccolissima radura che secondo Filini non dovrebbe conoscere nessuno, si ritrovano in 620 cacciatori in appena 14 metri quadri, tutti agguerriti e armati fino ai denti. In poco tempo, esaurita la poca selvaggina, la situazione degenera e i cacciatori scatenano una vera e propria guerra, con l'utilizzo di mitragliatrici, mezzi cingolati e corazzati e, addirittura, aerei da bombardamento. Fantozzi, dapprima armato solo di una fionda elastica, riesce, grazie a un'efficace mossa finita però non come desiderava, a procurarsi un bel pistolone per cacciare gli altri colleghi, da cui però partono ben due colpi verso il basso mentre è in fondina nei suoi pantaloni. La battuta di caccia (o meglio, la guerra) si conclude solo al calar della sera, giusto in tempo per vedere La Domenica Sportiva.

Il varo della nuova turbonave aziendale con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare (Nietta Zocchi) come madrina ha inizio con la lunga sfilza di maldestri tentativi da parte della Contessa di lanciare e rompere la tradizionale bottiglia di champagne sulla fiancata della nave: le bottiglie colpiscono in testa e mandano in acqua per ben due volte Fantozzi (che decide poi di attendere la fine della cerimonia in acqua), il sindaco, il ministro della marina mercantile e la centoduenne baronessa Filiguelli de Bonchamp, mascotte a vita della società. Finita la riserva di champagne, si decide di cambiare il rituale della cerimonia, e la Contessa avrebbe dovuto tagliare un cavetto metallico che avrebbe azionato il meccanismo del varo. La Contessa però maldestramente trancia di netto il dito mignolo dell'Arcivescovo scatenando contro di lei la sua furia omicida.

Al varo segue una soirée alla villa della Contessa, a cui viene invitato, oltre ai soliti nobili e direttori, tutto il personale della ditta, anche il meno abbiente, quindi anche gli inseparabili Fantozzi e Filini. I due arrivano in ritardo a causa dell'incontro-incidente con il "cagnolino" da guardia da due tonnellate Ivan il Terribile XXXII, di razza "alano brandeburghese", discendente diretto di Ivan il Terribile I, appartenuto allo Zar Nicola. Per farsi perdonare l'incidente, la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare invita i due impiegati al tavolo d'onore, dove però Fantozzi si distingue per un'assoluta assenza di galateo, nonostante sia rigidamente controllato dal superiore Corrado Maria Lobbiam: storiche sono le scene dei colori assunti dal viso del ragioniere per aver mangiato un tordo intero (non essendo riuscito a tagliarlo, mentre Filini, con lo stesso problema, nasconde il tordo nelle maniche della giacca e dice che lo ha divorato) e degli effetti sul ragioniere degli ustionanti pomodorini di guarnizione del riso al forno. Dopo aver raffreddato nella fontana della villa l'ustione provocata dai pomodorini, provocando un getto di vapore, Fantozzi non termina la cena, ruba una Maserati Ghibli e scappa dal cane della contessa a tutta velocità, ma la bestia raggiunge l'auto e assedia Fantozzi, serrandolo poi dentro la vettura per una settimana, che gli viene ovviamente considerata come ferie già trascorse; la moglie Pina, dall'alto del balcone, lo nutre facendogli scendere del vin brulé a una temperatura terrificante attraverso un tubo di gomma e un imbuto.

Riuscito a liberarsi dall'assedio di Ivan il Terribile XXXII, ma imbufalito per le ferie perse, Fantozzi decide per la prima volta in vita sua di mettersi in mutua. In questi giorni sente bussare alla porta e, credendo che sia un ispettore dell'azienda venuto a controllare lo stato della malattia, corre a letto e si finge malato, ma in realtà è solo un vicino di casa che, dovendo partire con la famiglia, regala alla famiglia tre biglietti omaggio per il Circo Americano. L'occasione è troppo ghiotta perché Fantozzi non aveva mai avuto dei biglietti omaggio, ma allo stesso tempo se fosse stato scoperto in giro sarebbe stato "fustigato in sala mensa". Fantozzi si camuffa per non farsi riconoscere, ma l'assurdo travestimento finisce per insospettire subito Corrado Maria Lobbiam, seduto dietro di lui, che lo riconosce subito. Allora il ragioniere tenta disperatamente di spacciarsi per un artista del circo e nascondendosi nel cannone dell'uomo proiettile viene sparato da Lobbiam, finendo addirittura in provincia di Agrigento. Qui è ritrovato da San Michele Arcangelo, che gli annuncia che manca poco al parto del suo Bambino e gli indica il vicino ospedale. Prima di entrare Fantozzi dice all'angelo che i patti erano per una stalla con un bue e un asinello, ma l'angelo non gli risponde e così Fantozzi s'incammina verso l'ingresso con degli infermieri che gli si avvicinano e baciano la sciarpa a mo' di stuola.

Con un breve flashback di 20 anni indietro nel tempo si scopre che Fantozzi era stato inizialmente assunto nella Megaditta con la mansione di "spugnetta per francobolli", e che la sua carriera è poi proseguita anche grazie alle simpatie che ha suscitato nel direttore Professor Guidobaldo Maria Riccardelli, cinefilo appassionato di cinema d'essai e responsabile del cineforum aziendale.

Il professor Riccardelli, da anni, costringe loro malgrado Fantozzi e i suoi colleghi, almeno una volta alla settimana, a visionare "lunghissimi" capolavori degli albori del cinema, tra cui: Dies Irae di Carl Theodor Dreyer, sei ore; L'uomo di Aran di Robert J. Flaherty, nove tempi; ma soprattutto, "il più classico dei classici": La corazzata Kotiomkin, diciotto bobine (chiaro riferimento al celebre La corazzata Potëmkin). Durante la visione de La corazzata Kotiomkin molti impiegati si addormentano mentre Fantozzi casca dalla sedia scatenando l'ira di Riccardelli, che lo costringe a vedere il film in ginocchio sui ceci. Dopo la visione del film la serata si conclude con un dibattito in cui gli impiegati dicono sempre a rotazione le stesse frasi ultra-elogiative e Riccardelli esalta sempre la mancanza di partecipazione di Fantozzi, definendolo una "merdaccia". Una sera, mentre Fantozzi si prepara con il suo "frittatone di cipolle" a seguire la partita tra Inghilterra e Italia[1] in televisione, il ragionier Filini lo avvisa che, su ordine di Riccardelli, devono recarsi immediatamente a vedere un film cecoslovacco con sottotitoli in tedesco scatenando tutto il dissenso di Fantozzi. Durante il viaggio tenta di seguire la partita via radio e addirittura rompe una finestra di un'abitazione per chiedere chi ha fatto palo, ricevendo un pugno, Riccardelli, consapevole che tutti gli impiegati si erano portati dietro radioline e piccoli televisori per seguire la partita sequestra tutti gli apparecchi. A causa di un imprevedibile disguido la copia del film cecoslovacco non è arrivata in tempo ma Riccardelli li costringe a rimanere per rivedere per l'ennesima volta "La corazzata Kotiomkin". Durante la proiezione del film nella sala girano voci sulla partita dove l'Italia era in vantaggio per 20-0 "e aveva segnato addirittura Zoff di testa su calcio d'angolo". Al termine del film Riccardelli apre il solito dibattito sul film ma stranamente nessuno interviene: a questo punto, ormai esasperato, Fantozzi trova finalmente il coraggio di ribellarsi, chiedendo di poter parlare ed esclamando a gran voce di fronte ai colleghi e al Riccardelli il suo giudizio (condiviso da tutti) sulla pellicola:

" Per me... La corazzata Kotiomkin... è una cagata pazzesca! "

Questa frase, seguita da novantadue minuti di applausi, innesca la rabbia e la ribellione generale di tutti i dipendenti: il professor Riccardelli viene prima picchiato a sangue, messo in camicia di forza e, dopo che l'odiata pellicola viene bruciata dai dipendenti davanti ai suoi occhi, obbligato, inginocchiato sui ceci, a visionare a rotazione i b-movie Giovannona Coscialunga, L'esorciccio e l'inesistente La polizia s'incazza[2]. Ma dopo tre giorni la Polizia s'incazza davvero ed i rivoltosi, con il loro leader Fantozzi, sono costretti alla resa. Per rimediare in parte alla distruzione della preziosissima pellicola, gli impiegati sono obbligati a reinterpretare loro stessi almeno la sequenza principale del capolavoro del maestro Serghei M. Einstein (nome-parodia del vero regista Sergej Michajlovič Ėjzenštejn), ogni sabato pomeriggio, fino all'età pensionabile. Fantozzi dovrà ovviamente recitare la parte più umiliante e dolorosa: il bimbo nella carrozzella che precipita dalla scalinata.

Una mattina la signora Pina riceve la notizia della morte di un lontano parente di Pescara e si reca insieme alla figlia Mariangela in treno nella città abruzzese per partecipare alle esequie. Fantozzi dopo anni, si sente finalmente libero e con la casa libera e appena saputa la notizia il geometra Calboni coinvolge lui e il loro collega Filini in una uscita notturna per divertirsi un po'. Dopo alcune incertezze, i tre si recano al night club "L'ippopotamo"[3], in cui vi sono molte signore disposte ad amoreggiare con i clienti e in cui i primi approcci con tali signore avvengono senza saperne i nomi ma tramite una telefonata. Qui "fanno tutto quello che si può fare per farsi rapinare in un locale notturno": vino, champagne fatto con il bicarbonato, violini tzigani, foto ricordo, cenetta di lusso alla lampada e pelouches. Al momento del pagamento Calboni scarica tutta la responsabilità su Fantozzi, che pagherà di tasca sua ben 649.000 Lire + il 18% di servizio[4]. Alla fine della serata Calboni lascia Fantozzi alle prese con un gruppo di tassisti minacciosi per il mancato pagamento delle corse, ma a sua volta scarica la responsabilità addosso a Filini, che viene brutalmente pestato. Intanto Fantozzi dorme, accucciato come un cane da guardia, sullo zerbino di casa sua, dove Calboni si è imboscato con la ragazza rimorchiata al night. L'arrivo della Silvani furiosa di gelosia per essere stata tradita è l'occasione per il riscatto di Fantozzi, che si lancia in una dichiarazione d'amore nei confronti della collega. Il tentativo, inizialmente malriuscito, si rivela poi andato a buon segno.

La Silvani, decisa a lasciare suo marito Calboni dopo il tradimento, propone a Fantozzi di partire insieme per Capri, in una sorta di viaggio di nozze e passare le vacanze di Natale insieme. Abbandonato definitivamente l'ufficio e consumata l'ultima cena con moglie e figlia, Fantozzi parte con la signorina Silvani alla volta di Napoli per prendere la nave per Capri. Dopo un lunghissimo viaggio durato 11 ore Fantozzi non frena in tempo la sua Bianchina e cade in mare. Arrivati in albergo prenotano una suite dove Fantozzi pensa che si paghino 100.000 lire al mese ma invece si trattano di 100.000 lire al giorno. Dopo mille avventure tra cui gli scomodissimi zoccoli del pescatore che "a Calboni donavano tantissimo", lo sci nautico terminato tragicamente scontrandosi contro i faraglioni di Capri, il tuffo nella piscina vuota e il tuffo su una barca che viene letteralmente sfondata, viene sfrattato dalla sua camera da Calboni deciso a fare pace con la moglie ed è anche obbligato a pagare il soggiorno dei due coniugi fino all'Epifania. Fantozzi, ormai distrutto da questa ennesima delusione, decide di suicidarsi dal Salto di Tiberio, ma viene ripescato da dei pescatori di Torre Annunziata che stanno passando sotto in quel momento, rivenduto alla Findus e messo sul mercato come cernia surgelata, per venire poi acquistato dalla moglie.

È la Vigilia di Natale, e Fantozzi decide quindi di riprendere a malincuore il suo vecchio ménage familiare e di festeggiare la Santa Festa in famiglia con Pina e Mariangela. L'infausto quadretto però viene bruscamente interrotto dalla telefonata del Mega Direttore Galattico, che offre a Fantozzi il reintegro nella società (da cui il ragioniere si era autolicenziato prima della partenza per Capri), ma a patto che ricominci dal gradino più basso della carriera, ovvero come parafulmine.

Anno

1976 (43 anni fa)

Genere

Comico

Durata

105 minuti (1 ora e 45 minuti)

Regia

Luciano Salce

Film di Luciano Salce

Data di uscita

giovedì 15 aprile 1976

Poster e locandina

Attori del film Il secondo tragico Fantozzi

Paolo Villaggio nel ruolo di Rag. Ugo Fantozzi
Anna Mazzamauro nel ruolo di Sig.na Silvani
Gigi Reder nel ruolo di Rag. Silvio Filini
Giuseppe Anatrelli nel ruolo di Geometra Luciano Calboni
Liù Bosisio nel ruolo di Pina Fantozzi
Ugo Bologna nel ruolo di Direttore Conte Corrado Maria Lobbiam
Mauro Vestri nel ruolo di Prof. Guidobaldo Maria Riccardelli
Plinio Fernando nel ruolo di Mariangela Fantozzi
Antonino Faa' Di Bruno nel ruolo di Megadirettore Clamoroso Duca Conte Pier Carlo ing. Semenzara
Nietta Zocchi nel ruolo di Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare
Paolo Paoloni nel ruolo di Megadirettore Galattico Duca Conte Balabam

Biografie correlate al film Il secondo tragico Fantozzi

Sceneggiatura

Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Paolo Villaggio, Luciano Salce

Soggetto

Paolo Villaggio

Musiche

Franco Bixio, Fabio Frizzi, Vince Tempera

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