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Vajont

Frasi del film

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Frasi di Vajont

Riassunto e trama del film Vajont

[da Wikipedia]

Il film tratta gli avvenimenti che accompagnarono la costruzione della diga del Vajont e l'incidente che, il 9 ottobre 1963, costò la vita a circa duemila persone, ricordato come Disastro del Vajont.

Valle del Vajont, 1959. La Diga del Vajont, situata nella valle tra il Friuli-Venezia Giulia (allora provincia di Udine) ed il Veneto (provincia di Belluno), si avvia al completamento. La SADE (Società Adriatica Di Elettricità) conta di fare del bacino del Vajont il più grande tra quelli della Società e con la diga ad arco più alta del mondo, costruendo un pezzo dell'Italia di domani. Gli ideatori del progetto sono gli ingegneri Carlo Semenza, Alberico Biadene e Mario Pancini (Leo Gullotta) . Alla diga lavora anche il geometra Olmo Montaner, originario di Erto, uno dei paesi che dominano la vallata. Egli è convinto che la costruzione della diga e l'energia elettrica che svilupperà, porteranno lavoro, guadagno e benessere nella valle, ma a Longarone, il paese situato proprio sotto lo sbarramento artificiale creato dalla diga, non mancano voci di protesta, capeggiate dalla giornalista dell'Unità Tina Merlin (Laura Morante), che da anni scrive contro lo strapotere della SADE, denunciandone i soprusi e le malefatte, fino a definirla "uno Stato nello Stato".

Quando i lavori sono ormai quasi ultimati, cominciano i problemi: nell'aprile del 1959, alla vicina Diga di Pontesei, 3 milioni di metri cubi di montagna si staccano dal costone, provocando un'onda di venti metri che travolge e uccide Arcangelo Tiziani, un operaio che fungeva da guardiano. Alla SADE viene indetta una riunione straordinaria, in cui si decide di affidare la perizia geologica sulla Valle del Vajont a Edoardo Semenza (Jean-Christophe Brétigniere), figlio dell'ingegner Semenza e discepolo del professor Giorgio Dal Piaz (Philippe Leroy), considerato il massimo esperto al mondo delle Dolomiti.

Nel frattempo, la vita nella valle del Vajont continua a scorrere, anche se con qualche difficoltà e timore e, una sera, durante una festa paesana a Erto - Casso, Olmo conosce e si innamora di Ancilla Teza (Anita Caprioli), una ragazza che vive con la famiglia a Longarone.

Poco tempo dopo, anche nella valle cominciano ad apparire dei segnali d'allarme proprio come a Pontesei: nel monte Toc, che costituisce uno dei versanti sui quali poggia la diga, si apre improvvisamente una grossa spaccatura nel terreno. Tuttavia, Dal Piaz sostiene che la terra smossa non è altro che materiale franoso di superficie e che il sotto strato è formato da roccia compatta, quindi non vi è un reale pericolo di frana. I dubbi sollevati dall'ingegner Pancini vengono perciò subito messi a tacere da Biadene.

Verso la fine dello stesso anno, Edoardo Semenza consegna la sua relazione, dove viene rivelata l'esistenza, sul Monte Toc, di una grossa paleofrana, stimata sui 200 milioni di metri cubi di "sfasciume", che rischia di franare nel lago se l'acqua che salirà nell'invaso inumidirà il terreno. La sua relazione tuttavia resta inascoltata ed al Ministero viene fatta pervenire una delle numerose, vecchie relazioni di Dal Piaz, assai più ottimistica.

Nel 1960, quando la diga entra ufficialmente in funzione, la zona bassa di Erto viene sommersa dal bacino artificiale e tra coloro che sono costretti a lasciare le proprie case c'è anche Olmo, che nel frattempo ha consolidato la sua relazione con Ancilla. Assieme all'acqua, però, arrivano anche nuovi imprevisti: il 4 novembre dello stesso anno, una grossa frana stimata di 1 milione di metri cubi di roccia si stacca dal Monte Toc e frana nel lago, suscitando ulteriori paure e timori fra gli abitanti, tanto che molte famiglie decidono di abbandonare la valle per trasferirsi altrove.

Edoardo Semenza tenta ancora invano di convincere il padre e gli altri ingegneri ad abbandonare il progetto. Viene anche organizzata alla centrale di Nove a Vittorio Veneto una simulazione di frana di 50 milioni di metri cubi, utilizzando un modello in scala 1:200, da cui si evince che con il bacino alla massima portata di 715 metri, necessario per ottenere l'idoneità dallo Stato, il lago potrebbe tracimare, con conseguenze catastrofiche anche per Longarone. La quota considerata di sicurezza viene stimata ottimisticamente dal professor Ghetti, responsabile degli esperimenti su modellino, intorno ai 700 metri.

Intanto, Tina Merlin, sotto processo a Milano poiché precedentemente querelata dalla SADE per diffusione di notizie false e tendenziose, viene assolta grazie anche alla testimonianza degli abitanti del Vajont. Nella primavera del 1961, Olmo e Ancilla si sposano e vanno a vivere a Longarone. Poco tempo dopo Carlo Semenza muore e la guida delle operazioni viene assunta da Alberico Biadene, che non esita sia a rimuovere dall'incarico Edoardo che ad ignorare le perizie geologiche, proseguendo nel progetto e portando il bacino artificiale a quota 715 metri.

Il 2 settembre 1963, con il lago a quota 710 metri, un terremoto scuote l'intera valle, mentre i paletti di sorveglianza installati sul Toc rivelano che la frana si muove sempre più velocemente. In preda al panico, Biadene ordina di togliere quanta più acqua possibile per arrivare a quota 700 metri, ma la frana ormai è sostenuta solo dall'alto livello dell'acqua e di conseguenza, il suo abbassamento ne provoca l'accelerazione. Si decide quindi di evacuare quante più persone possibile dalla zona, ma le operazioni sono rese difficili dalle frane che hanno distrutto la strada di collegamento fra i due versanti della valle.

Il 9 ottobre 1963, mentre Olmo attende con impazienza e preoccupazione la fine del turno di lavoro, viene inviato alla diga da Biadene, che lo incarica di rimanere per tutta la notte a monitorare la situazione sul Toc col collega Bortolo Filippin (Giuseppe Casagrande) . Il geometra è così costretto a rimandare al giorno dopo la progettata intenzione di trasferirsi, con la moglie, la quale da poco gli ha rivelato di essere incinta, dalla zia di Ancilla a Belluno.

Quella sera, a Longarone, molte persone del paese si radunano nei bar e in altri luoghi di ritrovo per assistere alla partita di Coppa campioni fra Real Madrid e Rangers Glasgow. Nello stesso momento, Filippin nota che il Toc si muove distintamente e Olmo telefona a Biadene per manifestare il proprio allarmismo, ma dato che ormai la quota del lago è di 700 metri, l'ingegnere lo rassicura, credendo che il peggio sia passato.

Alle ore 22:39, però, la natura si scatena: 265 milioni di metri cubi di roccia mista a sedimenti si staccano dal Monte Toc e precipitano nel lago, sollevando una massa d'acqua di 50 milioni di metri cubi. 25 milioni di metri cubi d'acqua si abbattono sui paesi di Erto, Casso, sulle frazioni di San Martino, Pineda, Spesse, Patata, il Cristo e Frasein provocando 160 morti. L'altra metà scavalca la diga abbattendo parte del coronamento e precipitando verso la piana del Piave. Vengono spazzate via Longarone, le frazioni di Pirago, Villanova, Faè, il paese di Castellavazzo con la frazione di Codissago e la borgata di Vajont causando circa 2.000 vittime.
Il giorno seguente Olmo Montaner, distrutto dal dolore e ricoperto di fango, si aggira sulla piana desolata, dove prima sorgeva Longarone, alla vana ricerca della moglie, ma l'unica cosa che trova, inaspettatamente, è quello che resta della sedia a dondolo regalata ad Ancilla da Pancini il giorno del matrimonio.

Nella scena finale Olmo, ormai anziano, torna regolarmente sulla tomba di Ancilla e Libero, suo figlio mai nato. Consapevole che i corpi non ci sono (Ancilla infatti risulterà sempre fra i dispersi), parla ugualmente con loro, con la vita che gli è stata sottratta, nel rimpianto di un dolore senza fine. Nonostante fosse convinto che la diga del Vajont portasse soldi nella valle, non potrà mai perdonare gli uomini che hanno consentito tale strage.

Anno

2001 (18 anni fa)

Genere

Catastrofico, Drammatico, Storico

Durata

116 minuti (1 ora e 56 minuti)

Regia

Renzo Martinelli

Film di Renzo Martinelli

Data di uscita

venerdì 12 ottobre 2001

Poster e locandina

Attori del film Vajont

Michel Serrault nel ruolo di Ing. Carlo Semenza
Daniel Auteuil nel ruolo di Ing. Alberico Biadene
Laura Morante nel ruolo di Tina Merlin
Jorge Perugorría nel ruolo di Geom. Olmo Montaner
Leo Gullotta nel ruolo di Mario Pancini
Anita Caprioli nel ruolo di Ancilla Teza
Mauro Corona nel ruolo di Pietro Corona
Philippe Leroy nel ruolo di Giorgio Dal Piaz
Nicola Di Pinto nel ruolo di Francesco Penta
Massimo Sarchielli nel ruolo di Reverendo
Jean-Christophe Brétigniere nel ruolo di Edoardo Semenza
Sandro Buzzatti nel ruolo di Caporedattore de L'Unità
Maurizio Trombini nel ruolo di Ing. Desidera
Giuseppe Casagrande nel ruolo di Bortolo Filippin
Claudio Giombi nel ruolo di Celeste Martinelli
Bortolo Filippin nel ruolo di Olmo Montaner anziano
Valerio Massimo Manfredi nel ruolo di giudice

Doppiatori originali

Cesare Barbetti nel ruolo di Ing. Carlo Semenza
Sergio Di Stefano nel ruolo di Ing. Alberico Biadene
Francesco Pannofino nel ruolo di Geom. Olmo Montaner
Luciano De Ambrosis nel ruolo di Giorgio Dal Piaz
Massimo De Ambrosis nel ruolo di Edoardo Semenza
Angelo Nicotra nel ruolo di Caporedattore de L'Unità
Dario Penne nel ruolo di Bortolo Filippin
Renato Mori nel ruolo di Celeste Martinelli

Biografie correlate al film Vajont

Soggetto e sceneggiatura

Pietro Calderoni, Renzo Martinelli

Musiche

Francesco Sartori

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