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Il portaborse

Frasi del film

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Frasi di Il portaborse

Riassunto e trama del film Il portaborse

[da Wikipedia]

Luciano Sandulli (Silvio Orlando) è un insegnante di lettere al liceo ed abita sulla Costiera Amalfitana, in un'antica casa di interesse storico ma pericolante perché trascurata dal ministero dei beni culturali. Per coprire le urgenti spese di ristrutturazione, e in generale per far quadrare il proprio bilancio, gravato dal progetto di avere un figlio con la sua compagna Irene (Angela Finocchiaro) che vive ed insegna a Bergamo e con la quale si incontra a metà strada in un albergo nei fine settimana, Luciano scrive romanzi ed articoli come scrittore ombra per Sartorio (Renato Carpentieri), un giornalista scrittore in crisi di idee. Tuttavia, proprio nel momento in cui Luciano avrebbe più bisogno di liquidità, Sartorio irriconoscente lo pianta in asso.

L'onorevole Cesare Botero (Nanni Moretti), ministro delle partecipazioni statali del governo in carica, viene informato dell'attività segreta di Luciano dallo stesso Sartorio e, avendo notato l'abilità letteraria del professore, si reca con tutto il suo staff in Campania per conoscerlo e convocarlo a Roma affinché lavori per lui: il suo compito sarà scrivergli discorsi e dichiarazioni pubbliche. Luciano accetta l'incarico ed improvvisamente la sua vita cambia: i soldi arrivano in quantità enorme, la sua fidanzata ottiene il trasferimento nel miglior liceo della capitale, la sua casa viene dichiarata monumento nazionale e ristrutturata a spese della Soprintendenza alle Belle Arti, ed egli riceve infine in regalo dallo stesso ministro una macchina di lusso.

Luciano, dapprima affascinato dalla personalità di Botero, inizia ben presto a sospettare che questi sia implicato in un sistema clientelare ma, appagato dal nuovo tenore di vita e mosso da un'innata fiducia nelle istituzioni, prosegue nella sua attività contentandosi delle spiegazioni inverosimili ed evasive fornitegli dagli altri collaboratori del ministro.

Durante l'accesa campagna elettorale per le elezioni politiche che, nel collegio elettorale di Mantova, vede Botero contrapporsi al ministro delle finanze in carica Federico Castri - il quale poco tempo prima ha bocciato una sua proposta di legge per la privatizzazione di alcune aziende statali causando le sue dimissioni da ministro e la conseguente crisi di governo - Luciano entra per la prima volta in contatto con Francesco Sanna (Giulio Brogi), giornalista di sinistra e tenace detrattore di Botero, che egli aveva già sentito nominare dai suoi studenti nei temi di italiano, peraltro allora contestandone aspramente le affermazioni come superficiali e qualunquiste.

Nel frattempo, le sue certezze sulla trasparenza del ministro e del partito incominciano a vacillare: il segretario Polline (Antonio Petrocelli) lo informa con nonchalance che il partito custodisce un voluminoso archivio elettorale, nel quale sono schedati tutti gli elettori che hanno ottenuto favori in cambio del voto, e la cui esistenza Botero aveva negato proprio a Sanna in un confronto televisivo; un segretario provinciale gli svela - dando per scontato che lo conosca già anche lui - il sistema della spartizione clientelare delle cariche amministrative fra i partiti della coalizione di maggioranza; infine, il direttore sanitario di una struttura ospedaliera che costituisce un grosso bacino di voti per il partito gli spiega come sia possibile, mediante la combinazione delle preferenze indicate dagli elettori sulle schede elettorali, tracciare con la massima esattezza la provenienza dei voti e la stessa "fedeltà" dei votanti, aggirando così il segreto dell'urna.

In quegli stessi giorni, l'intero staff del ministro presenzia ai funerali solenni di un caro amico di Luciano, morto suicida e poverissimo: l'anziano poeta Carlo Sperati (Guido Alberti), cui Botero aveva negato il vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli, malgrado l'intercessione dello stesso Luciano. Al termine della funzione il ministro chiede la parola e mente spudoratamente, attribuendosi l'interessamento per il vitalizio al poeta ed incolpando "la burocrazia" per il fatale ritardo. Sconvolto da quanto ha appena udito e dalla morte dell'amico, Luciano all'uscita dalla chiesa nota la presenza di Sanna assieme ad un certo Carissimi (Dario Cantarelli), un ex amico di Botero abbandonato da questi dopo la sua elezione in Parlamento. I due lo invitano a salire in macchina con loro e lo portano all'archivio di Stato, dove Carissimi recupera le schede elettorali delle elezioni che, dieci anni prima, avevano visto l'inizio dell'ascesa politica di Botero e confessa di aver manipolato a favore del futuro ministro, la notte dello spoglio, tutte le schede bianche o senza preferenza. Grazie poi agli elementi fornitigli da Sanna, Luciano prende definitivamente coscienza che Botero, sin dal momento della sua entrata in politica, ha favorito i suoi interessi privati e quelli dei suoi amici grazie alla corruzione ed alla concussione.

Luciano torna furente nella residenza di Mantova, dove alloggia assieme a tutto lo staff di Botero, determinato ad affrontare il ministro, ma l'autista di questi lo respinge con un pugno in faccia. Subito dopo, Luciano assiste non visto ad un dialogo tra Botero e Sebastiano Tramonti (Graziano Giusti), il suo predecessore nel ruolo di speech writer: Tramonti, uomo d'altri tempi e fondamentalmente onesto, si rifiuta di firmare un atto che porterebbe Botero ad acquisire una forte posizione nel campo di alcuni settori economici, grazie a società da lui segretamente controllate, e per questo il ministro lo minaccia in malo modo, lo umilia e infine lo estromette da ogni incarico.

La notte stessa, Juliette (Anne Roussel), la giovane interprete personale di Botero per la quale Luciano aveva incominciato a provare un tenero sentimento, tenta il suicidio dopo che il ministro l'ha licenziata. Luciano realizza soltanto allora che Juliette era anche l'amante di Botero. Su ordine di questi, il professore partecipa attivamente al soccorso e al ricovero in clinica della ragazza, condotti nella massima segretezza per evitare lo scandalo, ma l'indomani mattina decide senza esitazione di dare le dimissioni consegnando al ministro una lettera molto caustica. Con la rinuncia all'incarico, Luciano perderà quasi immediatamente tutti i vantaggi ottenuti in precedenza, incluso il trasferimento a Roma di Irene, la quale nel frattempo era finalmente rimasta incinta.

La sera degli scrutini per le elezioni politiche, nell'ultima sua visita alla sede del partito per restituire le chiavi della casa di Roma, Luciano assiste per caso ad una telefonata di Remo Gola (Lucio Allocca), collaboratore stretto del ministro, a Marco Tullio Illica (Salvatore Puntillo), programmatore al centro meccanografico della Prefettura e militante di lungo corso del partito, il quale tempo prima aveva supplicato personalmente proprio Luciano di intercedere presso il ministro per il rimpatrio di suo figlio, incarcerato in Egitto per droga: egli intuisce così che Botero intende servirsi di Illica per falsare telematicamente i risultati delle elezioni, ed avvisa immediatamente Sanna.

Luciano e Sanna, assieme ad Irene, si precipitano in Prefettura, ma apprendono con stupore che Illica non si è lasciato corrompere e che stavolta il risultato elettorale è autentico: Botero sta davvero stravincendo dappertutto e con lui anche Polline che, arrestato pochi giorni prima per tangenti, potrà scampare al processo perché eletto in Parlamento.

A scrutini conclusi, Botero appare raggiante in televisione con accanto la moglie e il figlio, commenta la propria vittoria con un discorso nel quale tesse le lodi di una battaglia politica onesta e leale e, nel denigrare i suoi oppositori, utilizza beffardamente proprio alcune frasi rivoltegli da Luciano nella sua lettera di dimissioni. Luciano, Irene e Sanna seguono dal televisore di un bar l'intervento del ministro, il quale annuncia anche che il giornale per cui Sanna lavora, e che nel frattempo aveva pubblicato lo scoop sui brogli elettorali di dieci anni prima, "è stato raggiunto da un'ingiunzione fallimentare" e "si avvia a chiudere i battenti per sempre". La delusione di Luciano è tale che, prima di accanirsi insieme al giornalista sulla macchina che il ministro gli aveva regalato, distruggendola a colpi di mazze da golf donategli dagli elettori, rivela per telefono ai suoi studenti maturandi le tracce della prova scritta di italiano del giorno dopo - l'ultimo "regalo" di Botero in cambio del silenzio sul tentato suicidio di Juliette - e esorta i ragazzi a diffondere l'informazione rapidamente, il più possibile e con ogni mezzo in tutta Italia, affinché l'indomani mattina scoppi uno scandalo.

Anno

1991 (28 anni fa)

Genere

Drammatico

Durata

90 minuti (1 ora e 30 minuti)

Regia

Daniele Luchetti

Film di Daniele Luchetti

Data di uscita

venerdì 5 aprile 1991

Poster e locandina

Attori del film Il portaborse

Silvio Orlando nel ruolo di Luciano Sandulli
Nanni Moretti nel ruolo di Cesare Botero
Angela Finocchiaro nel ruolo di Irene
Giulio Brogi nel ruolo di Francesco Sanna
Guido Alberti nel ruolo di Carlo Sperati
Anne Roussel nel ruolo di Juliette
Antonio Petrocelli nel ruolo di Polline
Graziano Giusti nel ruolo di Sebastiano Tramonti
Lucio Allocca nel ruolo di Remo Gola
Dario Cantarelli nel ruolo di Carissimi
Gianna Paola Scaffidi nel ruolo di Adriana
Silvia Cohen nel ruolo di Moglie di Botero
Giulio Base nel ruolo di Autista
Roberto De Francesco nel ruolo di Zollo
Ivano Marescotti nel ruolo di Segretario provinciale
Salvatore Puntillo nel ruolo di Marco Tullio Illica
Renato Carpentieri nel ruolo di Sartorio
Giacomo Piperno nel ruolo di Direttore sanitario
Rosanna Cancellieri nel ruolo di Se stessa

Biografie correlate al film Il portaborse

Sceneggiatura

Stefano Rulli, Sandro Petraglia e Daniele Luchetti

Soggetto

Angelo Pasquini, Franco Bernini

Musiche

Dario Lucantoni

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