PDF GRATIS
Accedi
OK
Non ancora registrato?
Registrati
DOWNLOAD PDF
:
Registrati
e scarica le frasi degli autori in formato PDF. Il servizio è gratuito.
Toggle navigation
Sezioni
Temi
Frasi sulla natura
Frasi sulle regole
Frasi sul dovere
Frasi sulla superbia
Frasi sul perbenismo
Frasi sulla gentilezza
Frasi sull'appartenenza
Frasi sull'orgoglio
Frasi sulle stelle
Frasi sulla pace
Indice dei temi
Tutti i temi (1334)
Frasi
Commenti alle frasi
Frasi belle
Frasi divertenti
Frasi bellissime
Frasi celebri
Frasi famose
La frase di oggi
Newsletter
Incipit
Epitaffi
Proverbi
Meme
Le frasi più lette
Le immagini più viste
I temi più visitati
Le frasi più lette ieri
Gli autori più letti
Le storie più lette
Le poesie più lette
I proverbi più letti
I film più visti
Le frasi dei film più lette
Frasi con immagini
Frasi belle con immagini
Frasi da condividere
Immagini per le storie Instagram
Immagini di copertina per Facebook
Frasi dei film
Le migliori di sempre
Frasi promozionali dei film
Elenco di tutti i film
Elenco film per genere
Elenco di tutti i registi
Incipit dei film
Frase film della settimana
Storie
Perché quando si è arrabbiati si alza la voce
La laurea della figlia e l'auto d'epoca
L'asino, la tigre e il colore dell'erba
Il destino e la Morte (Leggenda di Samarcanda)
Il cavaliere pentito
Correre attraverso la pioggia
Il lupo nero e il lupo bianco (leggenda Cherokee)
Il vaso di vetro, i sassi, la birra e le priorità della vita
Tutte le storie
Poesie
Autori
Arte
Cinema
Economia
Letteratura
Moda
Musica
Politica
Religione
Scienze
Sport
Storia
TV
Varie
Indice degli autori
Aforismi
Aforismi
Personaggi famosi
Personaggi famosi
K
K
Phil Knight
Phil Knight
Frasi di Phil Knight - pagina 5
Phil Knight
Imprenditore statunitense, fondatore...
24 febbraio 1938
Frasi in elenco
:
75
‐
Pagina:
5
di
8
Puoi trovare le
frasi di Phil Knight
anche in questi temi:
Denaro
Corsa
Sport
Scarpe
Scarica tutte le frasi di Phil Knight in PDF
Download PDF
Adesso ci serviva soltanto un nome da abbinare a quel logo che non amavo. Nei giorni successivi discutemmo decine di idee, fino a quando emersero due possibili candidature. Falcon. E Dimension Six. Io propendevo per il secondo perché lo avevo proposto io. Woodell e tutti gli altri mi dissero che era orribile. Non restava impresso e non voleva dire niente. Lanciammo un sondaggio fra i dipendenti. Segretarie, contabili, rappresentanti, commessi, archivisti, magazzinieri: chiedemmo a tutti di passare e suggerire almeno un nome. La Ford aveva appena pagato 2 milioni di dollari a un consulente di alto profilo perché trovasse un nome alla nuova Maverick. Annunciai a tutti: «Non abbiamo 2 milioni di dollari, ma cinquanta persone brillanti, e non possiamo fare peggio di... Maverick». Inoltre, diversamente dalla Ford, avevamo una scadenza. Quel venerdì la Canada avrebbe messo in produzione le nostre scarpe. Avevamo passato ore e ore a litigare e urlare, dibattendo le virtù di questo o quel nome. A qualcuno piaceva il suggerimento di Bork, Bengal. Altri dissero che l'unico nome possibile era Condor. Io sbuffavo e brontolavo. «Nomi di animali. Nomi di animali! Abbiamo preso in considerazione il nome di quasi tutti gli animali della foresta. Deve proprio essere un animale?» Io continuavo a insistere per Dimension Six. E i miei dipendenti continuavano a rispondere che era atroce oltre ogni dire. Qualcuno, non ricordo chi, riassunse la situazione in due parole. «Tutti quei nomi... fanno schifo.» Forse era Johnson, ma, stando a tutti i documenti, lui era già tornato a Wellesley. Una sera tardi eravamo tutti stanchi e la nostra pazienza si era esaurita. Se avessi sentito un altro nome di animale mi sarei buttato dalla finestra. Domani è un altro giorno, dicemmo, uscendo dall'ufficio diretti alle nostre auto. Tornai a casa e sedetti sulla mia poltrona reclinabile. La mia mente andava continuamente avanti e indietro. Falcon? Bengal? Dimension Six? Altro? Nient'altro? Arrivò il giorno della decisione. La Canada aveva già messo in produzione le scarpe, e i campioni erano pronti a partire, ma prima che le potessero spedire avremmo dovuto scegliere un nome. Avevamo anche in programma pagine pubblicitarie sui periodici, che dovevano uscire in concomitanza con le spedizioni, e i grafici aspettavano di sapere che nome inserire. Poi, non ultimo, dovevamo presentare la documentazione all'Ufficio brevetti americano. Woodell entrò nel mio ufficio. «Il tempo è scaduto» disse. Mi sfregai gli occhi. «Lo so.» «Allora, quale sarà il nome?» «Non lo so.» Mi si stava spaccando la testa. Ormai i nomi si fondevano nella mia mente sotto pressione in un caos demenziale. Falconbengaladimensionsix. «Ci sarebbe... un ulteriore suggerimento» disse Woodell. «Di chi?» «Johnson ha telefonato stamattina prestissimo» rispose. «Pare che l'altra notte gli sia venuto in mente un nome in sogno.» Alzai gli occhi al cielo. «In sogno?» «Lo dice seriamente» disse Woodell. «Lui è sempre serio.» «Dice di essersi svegliato di colpo nel bel mezzo della notte e di aver visto il nome davanti a sé» dichiarò Woodell. «E quale sarebbe?» chiesi, preparandomi al peggio. «Nike.» «Cosa?» «Nike.» «Come si scrive?» «N-I-K-E» compitò Woodell. Lo scrissi su un bloc-notes giallo. La dea greca della vittoria. L'Acropoli. Il Partenone. Il Tempio. Ci pensai per un momento, breve. «Il tempo è scaduto» dissi. «Nike. Falcon. Oppure Dimension Six.» «A nessuno piace Dimension Six.» «A nessuno tranne a me.» Si rabbuiò. «La scelta è tua.» Mi lasciò solo. Scarabocchiai sul bloc-notes. Scrissi elenchi, li cancellai. Tic-tac, tic-tac. Dovevo spedire il telex alla fabbrica. Subito. Odiavo prendere decisioni in fretta, ma in quei giorni sembrava facessi soltanto quello. Fissai il soffitto. Mi concessi altri due minuti per rimuginare sulle diverse opzioni, poi andai al telex. Una volta seduto lì davanti, mi accordai altri tre minuti. Riluttante, digitai il messaggio. Il nome del nuovo marchio è... Per la testa mi passavano un'infinità di pensieri, consci e inconsci. In primo luogo Johnson, che ci aveva fatto notare come tutti i marchi iconici – Clorox, Kleenex, Xerox – avessero nomi brevi. Due sillabe o meno. E sempre un suono forte nel nome, una lettera come la «k» o la «x», che rimane impressa. Tutto aveva senso. E tutto descriveva il nome Nike. Poi mi piaceva che Nike fosse la dea della vittoria. Che cosa c'è di più importante della vittoria?, pensai. Nei lontani recessi della mia mente, forse sentii anche la voce di Churchill. Se chiedete quale sia il nostro obiettivo, vi rispondo con una sola parola: la vittoria. O forse ho ricordato la Victory Medal assegnata a tutti i veterani della seconda guerra mondiale, una medaglia di bronzo che raffigura Atena Nike mentre spezza in due una spada. Forse. A volte credo che sia successo. Ma alla fine non so davvero che cosa mi abbia portato alla decisione. Fortuna? Istinto? Una voce interiore? Sì. «Che cos'hai deciso?» mi chiese Woodell alla fine di quel giorno. «Nike» borbottai. «Mmm» rispose. «Sì, lo so» replicai. «Forse ci abitueremo» disse. Forse.
Nei dieci anni trascorsi dai titolacci in prima pagina e da quelle sensazionali denunce, abbiamo sfruttato la crisi per reinventare l'azienda. Per esempio. Uno degli ambienti peggiori in una fabbrica di scarpe è il reparto gomma, quello dove si saldano insieme suole e tomaie. I fumi sono soffocanti, tossici e cancerogeni. Quindi abbiamo inventato un legante a base d'acqua che non rilascia fumi, eliminando così il 97 per cento degli agenti cancerogeni nell'aria. E abbiamo consegnato questa invenzione ai nostri concorrenti, a chiunque la volesse. Tutti hanno accettato. E adesso quasi tutti la utilizzano. Questo è solo uno dei molti, molti esempi.
Fiducia in se stessi. Ecco che cosa serve a un uomo, più del capitale, più della liquidità.
Poi, però, riflettevo: qualunque cosa stia facendo, è evidente che funziona, perché gli ammutinamenti sono rari. In effetti, dopo il caso di Bork, nessuno aveva più piantato grane su niente, nemmeno sul suo stipendio; una cosa mai vista in nessuna azienda, grande o piccola che fosse.
Trascorrevo molti pomeriggi in ufficio con Strasser, tentando di capire il motivo per cui alcune linee di prodotti si vendevano e altre no, il che ci portava a discorsi più ampi riguardo a ciò che la gente pensava di noi, e perché. Non avevamo focus group o ricerche di mercato – non ce li potevamo permettere – così cercavamo di usare l'intuito, di indovinare, di leggere il futuro nelle foglie di tè. Era chiaro che alle persone piaceva l'aspetto delle nostre scarpe, su questo eravamo d'accordo. Era chiaro che piaceva la nostra storia, un'azienda dell'Oregon fondata da patiti della corsa. Era chiaro che piaceva cosa diceva di loro l'indossare un paio di Nike. Eravamo più di un marchio, eravamo una dichiarazione di intenti.
Mi rendo conto che per alcuni fare affari significa perseguire il profitto a oltranza, punto e basta, ma per noi, dire che il nostro solo scopo era fare soldi era come dire che il solo scopo di un essere umano è produrre sangue. Sì, il corpo umano ha bisogno di sangue. Ha bisogno di fabbricare globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, e di ridistribuirli uniformemente e senza intoppi nei punti giusti e al momento giusto. Quell'attività quotidiana del corpo, però, non è la nostra missione in quanto esseri umani. È un processo di base che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi più alti, e la vita si sforza sempre di trascendere i processi di base del vivere.
Quale che sia lo sport – o la meta, in realtà –, l'abnegazione totale conquisterà sempre il cuore della gente.
Ancora non sapevo esattamente cosa volesse dire vincere, a parte non perdere, ma sembrava che ci stessimo avvicinando a un momento decisivo in cui la questione sarebbe stata risolta, o quantomeno definita meglio. Forse quel momento sarebbe stato la quotazione in Borsa. Forse quotarci in Borsa avrebbe garantito che la Nike sarebbe rimasta in vita.
La regola base di ogni trattativa è sapere che cosa vuoi, quello che hai bisogno di portare a casa per sentirti soddisfatto.
Una cosa è guardare un evento sportivo e mettersi nei panni degli atleti. Qualunque tifoso può farlo. Un'altra è quando sono gli atleti a mettersi nei tuoi panni, o meglio, nelle tue scarpe.
1
2
3
4
5
6
7
8
Altri autori di aforismi
Klum, Heidi
Knightley, Keira
Ti è stata utile questa pagina?
Scrivi un commento. La tua opinione è importante per noi e per tutti!
Ricevi LE FRASI PIÙ BELLE via e-mail
E-mail
OK