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Phil Knight
Phil Knight
Frasi di Phil Knight - pagina 6
Phil Knight
Imprenditore statunitense, fondatore...
24 febbraio 1938
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75
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Pagina:
6
di
8
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Denaro
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Ora che avevamo superato la crisi con le banche, ora che ero ragionevolmente sicuro di non andare in galera, potevo tornare a pormi le domande fondamentali. Che cosa stiamo cercando di costruire? Che tipo di azienda vogliamo essere?
Stiamo anche terminando la costruzione di un nuovo impianto di atletica che vorremmo dedicare alle nostre madri, Dot e Lota. Su una targa accanto all'ingresso ci sarà la scritta: Perché le mamme sono i nostri primi allenatori. Chi può dire cosa sarebbe successo se mia madre non avesse vietato al podologo di asportarmi chirurgicamente quella verruca, impedendomi di gareggiare per un'intera stagione? O se non mi avesse detto che potevo correre veloce? O se non mi avesse comprato quel primo paio di Limber Up, rimettendo al suo posto mio padre?
Era uno con cui era facile parlare, e anche stare zitti: due qualità altrettanto importanti in un amico. Essenziali in un compagno di viaggio.
Nel 1965, la corsa non era nemmeno uno sport. Non era popolare, non era impopolare. Qualcuno correva, e basta. Uscire per una corsa di cinque chilometri era una cosa per gente stramba, che doveva probabilmente sfogare qualche ossessione. Correre per piacere, correre per fare esercizio, correre per le endorfine, correre per vivere meglio e più a lungo... erano tutte possibilità sconosciute.
Dissi a me stesso che vivere significava crescere. O cresci, o muori.
Più o meno a metà strada uscii dalla trance e cominciai a pensare a Penny e ai ragazzi. I Buttface erano come una famiglia, ma ogni minuto che passavo con loro era sottratto all'altra famiglia, quella vera, la mia. Il senso di colpa era palpabile. Spesso entravo in casa e Matthew e Travis mi venivano incontro sulla porta. «Dove sei stato?» mi chiedevano. «Papà era con i suoi amici» rispondevo io, prendendoli in braccio. Loro mi squadravano, un po' incerti. «Ma la mamma ha detto che eri al lavoro.» Fu più o meno in quel periodo, mentre la Nike presentava al pubblico le sue prime scarpe per bambini, le Wally Waffle e le Robbie Road Racer, che Matthew dichiarò che non avrebbe mai portato un paio di Nike in vita sua. Era il suo modo di esprimere rabbia per le mie assenze, insieme ad altre frustrazioni. Penny cercò di fargli comprendere che papà non era assente per un capriccio. Papà stava cercando di costruire qualcosa. Papà stava cercando di garantire a lui e a Travis la possibilità di andare un giorno all'università. Non mi presi la briga di dare spiegazioni. Mi dissi che non importava ciò che dicevo. Matthew non mi capiva mai, e Travis mi capiva sempre: sembravano nati con questi due atteggiamenti già dentro di loro, invariabili. Matthew sembrava covare una sorta di risentimento innato nei miei confronti, mentre Travis pareva affezionato a me in maniera congenita. Che differenza poteva fare qualche parola in più? Che differenza poteva fare qualche ora in più? Il mio modo di essere padre, il mio modo di essere manager. Me lo chiedevo in continuazione: va bene, o è appena sufficiente? Ogni volta mi ripromettevo di cambiare. Ogni volta mi dicevo: passerò più tempo con i miei figli. Ogni volta mantenevo la promessa... per un po'. Poi ricadevo nella consueta routine, l'unica che conoscevo. Ignorarli no. Ma nemmeno stargli addosso. Probabilmente era l'unico problema che non potevo risolvere grazie a un brainstorming con i Buttface. Rispetto a far arrivare le intersuole dal punto A al punto B, era ben più intricato capire come regolarmi con il Figlio A e il Figlio B, e come renderli felici intanto che tenevo a galla la Nike, il Figlio C.
Devi dimenticare i tuoi limiti. Devi dimenticare i tuoi dubbi, la tua sofferenza, il tuo passato. Devi dimenticare quella voce interiore che grida e implora: «Non un passo di più!». E se non è possibile dimenticarla, devi scenderci a patti.
Gli studenti di oggi sono molto più brillanti e abili rispetto ai miei tempi, sebbene li trovi molto più pessimisti. Di tanto in tanto chiedono, costernati: «Dove stanno andando gli Stati Uniti? Dove sta andando il mondo?». Oppure: «Dove sono i nuovi imprenditori?». O anche: «Siamo una società condannata a un futuro peggiore per i nostri figli?».
C'erano molti sentieri per scendere dal monte Fuji, secondo la mia guida, ma uno soltanto per salire. Una lezione di vita, pensai.
Una lezione che avevo appreso da tutti i miei studi da autodidatta sugli eroi era che non parlavano molto. Nessuno di loro era un chiacchierone. Nessuno si occupava dei dettagli. Non dire mai alle persone come fare le cose. Di' loro cosa fare e ti sorprenderanno con la loro ingegnosità.
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