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La parola ai giurati

Frasi del film

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Frasi di La parola ai giurati

Riassunto e trama del film La parola ai giurati

[da Wikipedia]

Il film comincia in un'aula di tribunale; lo spettatore è da subito informato del fatto che siamo di fronte ad un processo per omicidio di primo grado: un uomo è morto, suo figlio è accusato di essere l'assassino. In accordo con la legislazione americana, il verdetto deve essere espresso all'unanimità: un verdetto non unanime porterebbe infatti alla ripetizione del processo. La giuria è inoltre informata che un verdetto di colpevolezza condannerà certamente il ragazzo alla sedia elettrica, poiché il giudice rifiuterà qualsiasi richiesta di grazia. I dodici giurati si dirigono verso la stanza in cui svolgeranno il proprio lavoro e dove, discutendo il caso, conosceranno la personalità l'uno dell'altro.

All'inizio il raggiungimento dell'unanimità sembra semplice: per votazione esplicita 11 giurati si dichiarano a favore della colpevolezza; solo il giurato numero 8 vota per l'assoluzione, ma si dichiara in realtà dubbioso. Si passano rapidamente in rassegna le prove:

Un uomo anziano che abita esattamente al di sotto del luogo del delitto (che è avvenuto nell'appartamento della vittima all'interno di un palazzo) ha sentito il figlio gridare "ti ammazzo" e subito dopo il rumore di un corpo che cade; dopo poco ha udito qualcuno scappare e, uscendo dall'appartamento ha affermato, sotto giuramento, di aver riconosciuto il figlio della vittima.

Il coltello con cui è stato ucciso l'uomo è identico a quello che il giovane aveva acquistato poche ore prima, dopo aver litigato con il padre; il riconoscimento dell'oggetto era avvenuto da parte del negoziante che l'aveva venduto.

Il negoziante affermava che il coltello a serramanico usato era molto raro.

Una donna che abitava di fronte aveva assistito all'omicidio dalla finestra.

Gli alibi del ragazzo sembrano inconsistenti:

Afferma di essere andato al cinema al momento del delitto, ma non ricordava né il titolo del film né i nomi degli attori; inoltre nessuno si ricordava di averlo visto.

Afferma che il coltello era stato effettivamente da lui comprato, ma in seguito perduto nel cinema stesso.

Il giurato n. 8 basa i suoi dubbi sul fatto che l'avvocato era stato piuttosto timoroso nei suoi interrogatori. Ma egli era alle prime armi e nominato difensore di ufficio; esplicita quindi i suoi dubbi su alcuni punti per lui sospetti e richiede una nuova votazione a scrutinio segreto da cui si astiene esplicitamente. A sorpresa su 11 votanti c'è un nuovo voto a favore dell'assoluzione: in breve si scopre che è il giurato n.9.

Si ripercorre pertanto il processo, vengono riesaminate le prove messe agli atti, in particolare il coltello che è servito come arma del delitto. Lo spettatore viene a conoscenza del fatto che il litigio tra padre e figlio è avvenuto alle sette di sera, l'omicidio dopo mezzanotte e il ritorno del figlio a casa dopo l'una. A poco a poco, con la collaborazione di tutti i giurati, le varie prove che sembrano solide crollano:

Il coltello è tutt'altro che raro: il giurato n.8 ne ha con sé uno identico e afferma di averlo trovato senza difficoltà in un negozio.
Il movente appare debole: il ragazzo e il padre avevano litigato in passato più volte e l'episodio di quella sera non era particolarmente significativo.

Ancora sulla testimonianza della donna che appare inverosimile: lo spettatore viene a sapere infatti che ella ha visto la scena attraverso i finestrini delle ultime carrozze di un treno che stava passando in quel momento. Al contempo, sembra impossibile che il vecchio possa aver udito qualcosa con il frastuono del treno e, osservando la pianta dell'appartamento, appare inverosimile che abbia potuto vedere il ragazzo mentre fuggiva: egli ha seri problemi a camminare e non avrebbe potuto raggiungere la porta dell'appartamento in tempo.

Il modo in cui era stato usato il coltello appare strano: il defunto era stato colpito dall'alto verso il basso, come avrebbe fatto un uomo di altezza simile e con un normale coltello. Viceversa, trattandosi di un coltello a serramanico, era più logico che una persona abituata al suo uso come il ragazzo lo avesse usato dal basso verso l'alto. Il ragazzo è molto più basso del padre (1,70 m contro 1,90 m).

Viene fatto notare come alcuni comportamenti del ragazzo che lo fanno apparire colpevole siano in realtà normali: lo stesso grido "Ti ammazzo" viene urlato dal giurato n.3 al n.8 in un momento di esasperazione. Inoltre si scopre che in realtà al processo il ragazzo ricordava il film visto e che la dimenticanza risale esclusivamente al momento del ritorno a casa, quando trova la polizia ad accoglierlo e il padre ucciso: l'emozione del momento potrebbe essere la causa della confusione.
Da ultima viene demolita la testimonianza della donna: il giurato n.9, infatti, nota che la donna portava gli occhiali, anche se per vezzo non li indossava in fase di deposizione al processo. Lo spettatore scopre che la donna ha testimoniato di aver visto la scena del delitto dal suo letto dove non riusciva a dormire per il caldo: da lì ha visto la scena attraverso i finestrini del treno che passava; dato che si trovava a letto era certo che non indossasse gli occhiali e quindi è del tutto improbabile che avesse potuto distinguere il volto dell'assassino a 20 metri di distanza, attraverso i finestrini di un treno in corsa e nella penombra.
Man mano che si analizzano gli indizi si rifanno le votazioni e il numero degli innocentisti aumenta: si passa rapidamente da due a tre a quattro fino ad arrivare a sei; alla fine si arriva ad un nove a tre per l'innocenza che diventa undici a uno quando si capisce che anche la testimonianza della donna non è più certa. L'unico ad insistere per la colpevolezza è il giurato n.3, che infine crolla, ammettendo implicitamente che la sua avversione per l'imputato nasce da una proiezione del suo odio per il proprio figlio con il quale ha avuto un difficile rapporto. A questo punto la giuria decide per l'innocenza dell'imputato.

Il film si conclude con i giurati 8 e 9 (principali artefici dell'assoluzione) che, uscendo dal tribunale, si salutano scambiandosi i loro nomi.

Anno

1957 (62 anni fa)

Titolo originale

12 Angry Men

Genere

Drammatico

Durata

96 minuti (1 ora e 36 minuti)

Regia

Sidney Lumet

Film di Sidney Lumet

Data di uscita

giovedì 14 novembre 1957

Poster e locandina

Attori del film La parola ai giurati

Martin Balsam nel ruolo di Giurato n. 1
John Fiedler nel ruolo di Giurato n. 2
Lee J. Cobb nel ruolo di Giurato n. 3
E.G. Marshall nel ruolo di Giurato n. 4
Jack Klugman nel ruolo di Giurato n. 5
Edward Binns nel ruolo di Giurato n. 6
Jack Warden nel ruolo di Giurato n. 7
Henry Fonda nel ruolo di Giurato n.8
Joseph Sweeney nel ruolo di Giurato n. 9
Ed Begley nel ruolo di Giurato n. 10
George Voskovec nel ruolo di Giurato n. 11
Robert Webber nel ruolo di Giurato n. 12

Doppiatori italiani

Pino Locchi nel ruolo di Giurato n. 1
Roberto Gicca nel ruolo di Giurato n. 2
Emilio Cigoli nel ruolo di Giurato n. 3
Nando Gazzolo nel ruolo di Giurato n. 4
Renato Turi nel ruolo di Giurato n. 5
Gualtiero De Angelis nel ruolo di Giurato n. 6
Carlo Romano nel ruolo di Giurato n. 7
Giulio Panicali nel ruolo di Giurato n. 8
Amilcare Pettinelli nel ruolo di Giurato n. 9
Giorgio Capecchi nel ruolo di Giurato n. 10
Manlio Busoni nel ruolo di Giurato n. 11
Giuseppe Rinaldi nel ruolo di Giurato n. 12
Gino Baghetti nel ruolo di Guardia giurata
Bruno Persa nel ruolo del Giudice
Nino Bonanni nel ruolo del Cancelliere

Biografie correlate al film La parola ai giurati

Soggetto e sceneggiatura

Reginald Rose

Musiche

Kenyon Hopkins

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